sabato 29 agosto 2009

Influenza suina: in preparazione alla seconda ondata

Nell'ultimo rapporto del WHO si ribadisce che non si tratta della solita influenza:

I soggetti a rischio rientrano nelle fasce di età dei più giovani ei casi più gravi riguardano adulti sotto i 50 anni , in netto contrasto con quanto accade nell'influenza di stagione in cui il 90% dei casi gravi e mortali riguarda over 65.

Quel che desta maggiore preoccupazione sono proprio le complicanze che possono insorgere anche in soggetti sani, cosa che raramente succede durante l'influenza di stagione. Nella maggior parte dei casi si guarisce in pochi giorni, eppure in alcuni soggetti il virus attacca i polmoni in maniera molto aggressiva da rendere necessario un ricovero nelle unità di terapia intensiva (ICU) dove possono rimanere attaccati ai respiratori per molti giorni, in condizioni molto gravi. Le statistiche di alcuni ospedali australiani riportano che il 15% dei soggetti che è stato ricoverato ha avuto bisogno di essere trattato in un'unità di terapia intensiva.

Sembra essere questo lo scenario a cui dovranno prepararsi i sistemi sanitari: la gestione della normale attività ospedaliera con l'emergenza suina che ridurrà i posti letto disponibili nelle unità di terapia intensiva.

In Europa, i piani per far fronte a questa seconda ondata non contemplano la chiusura delle scuole (ad eccezione della Gran Bretagna). Si punta su campagne informative sulle basilari misure igieniche di profilassi e sulla vaccinazione. Ovviamente si spera che il virus non muti. Si punta ad immunizzare il 30-40% della popolazione che come effetto indiretto dovrebbe rallentare la diffusione del contagio.

Giustamente ci preoccupiamo di quali sono i gruppi maggiormente a rischio, e si è letto ovunque che a rischio sono

-soggetti tra i 6 mesi e i 24 anni di età (in particolare i bambini sotto i 2 anni di età);

-soggetti tra i 25 e i 65 anni di età con problemi cronici di salute;

-donne incinte.

Forse perché non ci riguarda direttamente ma si dimentica di citare tra i nei gruppi a rischio ci sono le popolazioni indigene, gli Inuit in Canada, gli aborigeni australiani.

I motivi per cui questo avviene non sono ancora perfettamente spiegati ma possibili cause sono la bassa qualità della vita correlata anche alle condizioni di salute (un'alta prevalenza di asma, diabete, ipertensione). Tutto questo dovrebbe far concentrare l'attenzione verso i paesi del Terzo Mondo in cui milioni di persone soffrono condizioni deprivate ed hanno un difficile accesso alle risorse sanitarie. E il Terzo Mondo riporta al problema AIDS. Non sono sorprendentemente a rischio complicanze i soggetti HIV positivi se trattati con farmaci anti-retrovirali. Dei 33.2 milioni di contagiati, solo 4 milioni risultano trattati con terapie anti-retrovirali, a fine 2008, e la maggiorparte di essi non vivi nei paesi in via di sviluppo. E' proprio in questa porzione di globo che l'influenza suina potrebbe avere effetti devastanti.

 
 

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