venerdì 6 luglio 2012

Luoghi perduti: The American Midwest


Today is Friday again, and as almost Friday this means another time in some forgotten place.
Non pensavo che tante città, o intere parti di città, potessero essere abbandonate. Fabbriche dismesse, case disabitate, qualche piccolo villaggio: non sorprende. Ma quando migliaia di persone lasciano un’intera città o quasi…

Sono principalmente due le ragioni per cui le persone all'improvviso o a poco a poco lasciano il luogo in cui hanno vissuto per anni o per generazioni: la presenza di un pericolo, che li fa allontanare, o dei fattori economici che li portano a cercare una vita diversa, altrove. Il maggior numero di città e villaggi abbandonati si trova nei paesi dell'ex URSS e negli States.

They don't call it the Rust Belt for nothing

Ci eravamo persi di vista a Chicago South Side, do you remember? Il Midwest americano è pieno di luoghi abbandonati: they don't call it the Rust Belt for nothing…


Gary, Indiana: the Jackson 5’s city

A soli 30 minuti da Chicago’s South Side, ecco Gary, Indiana.
Per molto tempo è stata una città ricca, grazie alla produzione ed al commercio dell’acciaio, un business apparentemente senza fine. Certo, al massimo del suo splendore non poteva dirsi effervescente come New  Orleans o San Francisco - nel1971 Edward Greer scriveva che "in silhouette, the skyline of Gary, Indiana, could serve as the perfect emblem of America's industrial might”: ciminiere al posto di grattacieli. 

Gary era in sostanza una città solidamente operaia ma non povera. La maggior parte dei abitanti di Gary possedeva la propria casa ed anche il reddito medio era superiore del 10% alla media nazionale. La  sua prosperità sembrava solida.

Quando fu fondata, nel 1906, era un buon posto per trovare lavoro: era una città costruita da e per l’acciaio. Letteralmente. Gary fu creata da e per la US Steel Corporation, al cui fondatore deve anche il nome.La più grande città del ventesimo secolo progettata a tavolino. Dura e resistente come i metalli che produceva, è sopravvissuta alla Grande Depressione, ha allontanato da sé gli anni della guerra, ed è passata attraverso gli anni ‘50.

E’ nel corso degli anni ‘60 che l’acciaio, la linfa della sua vita brillante, si rivelò la sua rovina, quando la produzione si spostò in Cina, India e quei paesi che offrivano manodopera a basso costo. Oggi a Gary, tutto sussurra quello che prima era.



David Tribby, ha fotografato l’abbandono di questa città: la luce dorata del sole che filtra attraverso le vetrate di una cattedrale desolatamente vuota; gli spalti di uno stadio, e basta chiudere gli occhi per immaginare la partita, il tifo, la gente…(Gary Indiana | A City's Ruins)

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Gary oggi è una città fantasma sempre più vuota, con molti problemi economici e uno dei tassi di criminalità più alti di tutti gli States. C’è qualche negozio, blindatissimo, l’Al Bundy’s bar casinò, d’inverno agli angoli delle strade gruppetti di uomini si scaldano attorno a un fuoco improvvisato. Negli anni clintoniani - “Stupid! it is the economy” - si era tentato di farla rivivere riavviando il centro congressi, attraverso una sovvenzione federale. Con scarso successo.

Secondo la teoria della Finestra Rotta l'ordine e il benessere di una città dipendono anche dalla mancanza di edifici abbandonati, aree incolte, strade sporche. Gary, con la sua downton quasi completamente deserta e il progressivo abbandono delle aree circostanti si presenta come l'icona stessa del degrado: è il suo stato di abbandono il fattore problematico per il ripristino dell'ordine, requisito indispensabile per la vitalità economica di un’area.


Molti studi hanno analizzato i fattori che hanno portato al declino di Gary, la città  progettata per ospitare la forza lavoro richiesta dalle nuove fabbriche della US Steel Corporation. E concordano nell’identificare in una visione semplicistica delle dinamiche e dei processi economici che regolano una città, in politiche residenziali mal concepite (si guadagnava bene, i prezzi immobiliari eccessivi spinsero i lavoratori immigrati a basso salario negli slums costruiti da privati nella zona Sud che si sviluppò al di fuori di un piano regolatore)  i semi da cui sono nati i problemi successivi. 

La storia di Gary è cartina di tornasole dei problemi legati alla pianificazione della crescita di una città: la persistenza di un conflitto tra le esigenze umane e culturali dominanti e i valori imprenditoriali che a volte compromettono e minano obiettivi di interesse pubblico causando il declino della città.

La cosa sorprendente della storia di Gary, la parabola che insegna qualcosa, è l’ambito ristretto in cui i suoi abitanti conducevano le loro vite. La US Steel Corporation impose una grigia uniformità sulla città: the perfect emblem of America's industrial might. Tre quarti del lavoro totale era alle sue dirette dipendenze   e circa il 75% dell'occupazione maschile era impiegato nella produzione di beni durevoli e nel commercio all’ingrosso; per la maggior parte si trattava di forza lavoro operaia. Nonostante un reddito medio superiore alla media nazionale, la vita di queste persone era circoscritte a poche cose. Con l'eccezione del sindacato e la chiesa cattolica, gli edifici più importanti erano i bar, i locali in cui si giocava d'azzardo, i magazzini. Siamo o no lontani dall’immaginario del sogno americano e la vibrante vita delle sue metropoli?


Fonti
Edward Greer. The Liberation of Gary, Indiana (1971) Society, 8(3):30-39
David Tribby. Gary Indiana | A City's Ruins (2009)
Mohl RA, Betten N. The Failure Of Industrial City Planning: Gary, Indiana, 1906–1910 Journal of the American Institute of Planners; Volume 38, Issue 4, pages 203-214, 1972 http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/01944367208977611
Hurley A. The Social Biases of Environmental Change in Gary, Indiana, 1945-1980. Environmental Review: ER; Vol. 12, No. 4 (Winter, 1988), pp. 1-19 http://www.jstor.org/stable/3984075
Mason P. Gary, Indiana: Unbroken spirit amid the ruins of the 20th Century. BBC News


1 commento:

Androw ha detto...

Thanks for the information and for sharing your knowledge.
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