mercoledì 31 ottobre 2007

L'usignolo e la rosa

Perché il cielo è buio la notte?

Perché l'universo è in espansione.
L'espansione diluisce la densità della materia e abbassa la temperatura della radiazione, così che oggi è di solo 2,7 gradi sopra lo zero assoluto. Il freddo e il vuoto sono gli effetti del lungo tempo necessario a favorire la vita.
Non deve stupire allora che il cielo di notte sia buio: non potremmo esistere in un universo in cui di notte non ci fossero le tenebre... il cielo è buio di notte perché gli uccellini possano cantare.


"Ha detto che danzerà con me fino all'alba se le porterò delle rose rosse, ma in tutto il mio giardino non c’è una sola rosa rossa."


Dal nido nella Quercia, udì l’Usignolo. Guardò curioso attraverso le foglie e vide il giovane Studente e i suoi begli occhi pieni di lacrime.
"Domani al gran ballo e se le porterò una rosa rossa lei danzerà con me tutta la sera. La terrò fra le mie braccia, poserà il capo sulla mia spalla e la mia mano stringerà la sua... Ma non c’è una rosa rossa in tutto il mio giardino."


"Ecco un vero innamorato" disse l'Usignolo.
"Perché piange?" chiese il piccolo Ramarro verde.
"Già, perché?" chiese la Farfalla che volteggiava qua e là inseguendo un raggio di sole.
"Piange per una rosa rossa" disse l'Usignolo.
"Per una rosa rossa! Che ridicolaggine!" e il Ramarro, che era un po' cinico, rise di gusto.


L'Usignolo capiva il segreto dolore dello Studente e restava silenzioso sulla Quercia a meditare sul mistero dell'Amore.
D'improvviso spiegò nel volo le sue ali brune e si librò nell'aria e come un'ombra aleggiò sul Roseto che cresceva sotto la finestra dello Studente.
"Dammi una rosa rossa" implorò "e ti canterò la mia canzone più dolce."
Ma il Roseto scosse il capo.
"L'inverno ha ghiacciato le mie vene e il gelo ha straziato i miei boccioli"
"Una sola rosa rossa è tutto ciò che ti chiedo" gridò l'Usignolo. "Non c'è proprio nessun modo per averla?"
"Un modo c’è ma è così terribile che non oso dirtelo."
"Dimmelo, io non ho paura."
"Se vuoi una rosa rossa devi formarla con la musica al chiaro della Luna e tingerla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me col petto contro una spina tutta la notte, e la spina deve trapassare il tuo cuore".
"La morte è un prezzo alto da pagare per una rosa rossa" disse l'Usignolo "e la vita è cara a tutti. E' così dolce indugiare nel bosco, guardare il Sole nel cocchio d'oro e la Luna in quello d'argento. Sentire il profumo della vitalba, delle campanule azzurre che si nascondono nella valle e dell'erica che fiorisce sul colle. Ma l'Amore è più prezioso della Vita, e cos'è mai il cuore di un uccellino paragonato al cuore di un uomo?"


Il giovane Studente era disteso nell'erba e il pianto non s'era ancora asciugato dai suoi begli occhi.
"Sii felice!" gli gridò l'Usignolo. "Sii felice! Avrai la tua rosa rossa!".
Ma lo Studente che capiva solo le parole che sono scritte sui libri, "Questa creatura ha stile" disse a se stesso "avrà anche sentimenti? No, è come la maggior parte degli artisti: tutta forma, nessuna sincerità. Non si sacrificherebbe per gli altri. Pensa soltanto alla musica, e tutti sanno che l'arte è egoista. Ha note stupende nella sua voce, peccato che non significhino nulla".
La Quercia invece capì e si rattristò poiché voleva molto bene al piccolo Usignolo che si era costruito il nido fra i suoi rami. "Cantami un'ultima canzone" gli sussurrò. "Mi sentirò molto sola quando te ne sarai andato".


Quando la Luna brillò nel cielo, l’Usignolo volò al Roseto e pose il suo petto contro la spina. Tutta la notte cantò e la fredda Luna di cristallo si chinò ad ascoltarlo. Prima cantò dell'amore che nasce nel cuore e sul ramo più alto del Roseto fiorì una rosa. Pallida come la nebbia sospesa sul fiume, tenue come le incerte orme del mattino.


"Più forte! premi! piccolo Usignolo" gridava il Roseto "o il Giorno spunterà prima che la rosa sia compiuta".
Così l'Usignolo premette più forte sulla spina e più e più forte si fece il suo canto, poiché cantava il nascere della passione.
"Più forte! piccolo Usignolo o il Giorno spunterà prima che la rosa sia compiuta".


E premette più forte ancora finché la spina gli toccò il cuore, un acuto spasimo di dolore. Più e più amaro era il dolore e più selvaggio si faceva il canto poiché ora cantava dell'Amore che è reso perfetto dalla Morte e che non muore. E la meravigliosa rosa diventò vermiglia come rosa del cielo d'Oriente.


Ma la voce dell'Usignolo si affievolì, le sue piccole ali cominciarono a sbattere e un velo scese sui suoi occhi. Allora proruppe in un ultimo slancio. La bianca Luna lo udì e dimenticò l'alba. La rosa rossa lo udì e aprì i suoi petali al mattino.
"Guarda! Guarda!" gridò il Roseto "la rosa è perfetta!". Ma l'Usignolo non rispose poiché giaceva nell'erba con la spina nel cuore.


A mezzogiorno lo Studente aprì la sua finestra e guardò fuori.
"Che meraviglioso colpo di fortuna. Una rosa rossa! E' così bella che avrà un nome latino".
Si sporse, la colse, poi si mise il cappello e corse a casa della sua amata. "Ecco la rosa più rossa di tutto il mondo. La porterai stasera sul cuore"
Ma la fanciulla guardò lo Studente.
"Non è intonata al mio vestito. Ho ricevuto in dono dei gioielli veri, tutti sanno che i gioielli valgono più dei fiori. Non danzerò questa sera con uno Studente".


Il povero Studente gridò alla fanciulla e se ne andò arrabbiato gettando la rosa in mezzo alla strada. "Che cosa sciocca, che stupidaggine è l'Amore"


(libera traduzione e riduzione di The nightingale and the rose di Oscar Wilde)

7 commenti:

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

grazie di cuore....

Anonimo ha detto...

ti ringrazio di cuore

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