domenica 23 dicembre 2007

La Zona

Zone
Vent'anni fa a Chernobyl, nelle campagne dei dintorni c'erano le isbe, le casette in legno dei contadini che coltivavano patate e barbabietole, facevano la vodka, mungevano le vacche nelle stalle per avere il latte fresco. Raccoglievano funghi. Oche, galline, la legna tagliata, il pozzo dell’acqua. Tutt'attorno abeti, betulle, campi di grano.


Oggi In un raggio di 30 km dalla centrale non ci vive più nessuno, tranne alcuni contadini che sono tornati nelle case dei boschi. Vivere nella Zona di Esclusione sembra meglio della fame in città. E la Zona li ripaga. La natura pulsa, si agita rigogliosa, si riappropria dei suo spazi. E si ribella.
I dintorni di Chernobyl 20 anni dopo sono inquietanti. Li descrive una ricerca di Anders Moller, pubblicata su Biology Letters, raccontata sull'Independent.



Gli animali che popolano la Zona sono geneticamente mutati a causa delle radiazioni. I lupi, di taglia più piccola rispetto a quelli normali, si sono negli anni cibati dei cani abbandonati durante l'evacuazione. Per anni i gatti non hanno partorito cuccioli maschi. Le rondini sono albine, come il negativo di una fotografia. E il grano cresce bello, diritto, dorato. Grano radioattivo.

Nessun commento: