sabato 26 aprile 2008

Bugie nucleari

La vita di Yuri Bandazhevsky è cambiata nel 1999 quando fu arrestato con l’accusa di aver preso tangenti per facilitare l’ingresso di alcuni studenti ai corsi universitari. Fu condannato a 8 anni di prigione. Capita nell'ex URSS con persone poco gradite al regime, i vecchi metodi...


Yuri Bandazhevsky allora era direttore dell’Istituto Universitario di Gomel ed aveva dedicato la sua attività di ricercatore a indagare le conseguenze sulla salute della catastrofe Chernobyl. Soprattutto aveva studiato l'effetto nel tempo delle piccole dosi di radiazioni (un argomento, quello degli effetti avversi degli inquinanti anche a piccole dosi, ed il loro possibile effetto additivo a distanza nel tempo, a lungo trascurato dalle grandi linee di ricerca). I suoi studi dimostrarono che il cesio 137, assorbito lentamente in piccole dosi attraverso il cibo, è responsabile di cardiomiopatie e di un processo di degenerazione che coinvolge il sistema immunitario, la mucosa gastrica, i reni.
Fece l'errore di denunciare la corruzione e gli sprechi dei fondi stanziati dal governo bielorusso per Chernobyl. Nel 2001 “Amnesty International” lo dichiarò prigioniero di coscienza e solo dopo la pressione di molte associazioni umanitarie fu amnistiato nel 2005.


I risultati delle ricerche di Yuri Bandazhevsky non sono citati nell'ultimo rapporto del WHO, che ha fermato il computo delle vittime di Chernobyl a 58, ed ha attribuito direttamente alla catastrofe, alla fine del primo semestre 2005, solo una cinquantina di decessi. Numeri che concordano con il rapporto IAEA redatto a pochi mesi dal più grande disastro nucleare della storia, e firmato dall'allora presidente Hans Blix, nel quale si affermava che l'industria atomica era in grado di sopportare una Chernobyl all'anno.


Piccoli numeri che sgranati come atomi alla lente del microscopio diventano le storie tragiche raccontate dalla giornalista Svetlana Aleksievic in Preghiera per Cernobyl. Con il sospetto che, quei numeri, non siano giusti. A contestarli non è solo Greenpeace. A criticare il rapporto del WHO sono anche Richard Garwin- fisico, una vera autorità nel campo dell'energia, da sempre sostenitore del nucleare- che ha parlato apertamente di una sottostima delle vittime, di dati dimenticati in un buco della memoria; ed altri ricercatori come Anders Møller, dell'Universita Pierre e Marie Curie, e Timothy Mousseau, biologo alla University of South Carolina.


Proprio questa settimana Yuri Bandazhevsky si trova in Italia (il 22 aprile era a Torino). La sua storia, insieme a quella di Vassili Nesterenko, è raccontata nel libro di Silvia Pochettino, Bugie nucleari, per ammonire i politici europei che flirtare con l'energia nucleare "is folly of the first order".

domenica 20 aprile 2008

Caos

Strange_attractor_lorenz

April 16, 2008
Edward Lorenz, an MIT meteorologist who tried to explain why it is so hard to make good weather forecasts and wound up unleashing a scientific revolution called chaos theory, died April 16 of cancer at his home in Cambridge. He was 90.
(MIT News)

La notte non scendeva mai. Il sole brillava in un cielo che non aveva mai visto nubi. E il vento spazzava la terra liscia come una biglia di vetro.
Edward Lorenz era come un dio orologiaio che aveva creato un mondo, e avrebbe potuto mantenerlo in moto per l'eternità. Il mondo di Edward Lorenz stava dentro un Royal McBee, valvole elettroniche e circuiti a ingombrare metà di una stanza, rumore irritante; e intanto fuori dalla finestra le nuvole salivano dall'Atlantico e scivolavano veloci sui tetti. Quando le osservava pensava si potesse dar loro una forma, come ai desideri.

Quando si diplomò al college nel 1938 pensò che la matematica fosse il suo futuro. Un fruscio d'ali di farfalla nella lontana Europa lo portò nell'Aviazione al servizio previsioni del tempo. Passata la tempesta decise di rimanere nella meteorologia.

Venti digitali plasmati da catene di monti digitali, Lorenz pensava che piccoli errori numerici fossero come piccoli soffi di vento che si cancellavano a vicenda prima di poter modificare il tempo, su vasta scala. Ma per qualche strana ragione, nel suo mondo nulla si ripeteva mai allo stesso modo.
Gli errori si moltiplicavano diffondendosi a cascata: il battito d'ali di una farfalla in Brasile si può trasformare nell'arco di un mese in un tornado nel Texas.
Nella scienza, come nella vita, una catena di eventi può incorrere in un punto di crisi in cui piccoli mutamenti si ingrandiscono a dismisura. Ma Lorenz intravide nel demone imprevedibile della non linearità una struttura geometrica, che c'era dell'ordine travestito da casualità. La sua scoperta lo portò forse in un mondo dov'era sempre stato.

Nessuno nel 1963 immaginava che il caos si trovasse a pag 130 del volume 20 del Journal of the Atmospheric Sciences.

Mercoledì 16 a Cambridge, Massachusetts, le nuvole scivolavano in cielo.

sabato 12 aprile 2008

Cuore di cane

Laika_monument

Il viaggio di Laika iniziò il 3 novembre 1957. Prima di diventare soldato dell'Armata Sovietica al servizio del Popolo era una cagnetta randagia, mezzo husky, mezzo terrier che rincorreva felice i gatti moscoviti.

Per 50 anni gli scienziati russi hanno mentito sulla sorte di questa cagnolina che per la sua docilità si era guadagnata un viaggio nello spazio. Il suo fu un sacrificio programmato. Sarebbe stata, ufficialmente, il primo essere vivente in orbita attorno alla Terra, e nessun rientro trionfale era stato previsto.

Durante l'addestramento, i ricercatori avevano notato che soffriva di panico: il suo cuoricino, sottoposto allo sforzo della centrifuga, impiegava più tempo degli altri cani per riprendere a pulsare a velocità normale.

Il giorno del lancio, quando i motori si accesero e il razzo iniziò a vibrare, Laika sentì qualcosa che non aveva mai provato prima. L'elettrocardiografia trasmessa via radio sembrava impazzita.
Sola e terrorizzata in una trappola mortale che si faceva sempre più calda, iniziò ad agitarsi; il suo cuore di cane andò in fibrillazione, poi rallentò di colpo. Il racconto della dolce morte con un'iniezione programmata dopo una settimana di volo fu una vile bugia. Cinque interminabili ore di tormento, poi il tracciato elettrocardiografico si fece pietosamente piatto.

Forse fu l’impianto di termoregolazione che non funzionò a dovere ad ucciderla, o la paura.
Oleg Gazenko, uno degli addestratori di Laika, ha recentemente ammesso:"Più il tempo passa e più mi rammarico per la nostra scelta. Non era necessaria. Da quella missione non abbiamo imparato tanto da giustificare la tragica fine di quel cane".
Molti altri cani e scimpanzé furono sacrificati in missioni fallimentari. I veri eroi della conquista allo spazio sono i nostri amici col pelo lungo.
Ora però un piccolo monumento all'Istituto di Medicina Militare di Mosca ricorda Laika. Gliela porterei anch'io una rosa alla cagnolina dal cuore fragile che sognava le strade di Mosca e i gatti randagi da correre dietro.

Laika1

giovedì 10 aprile 2008

Scienza 2.0: promessa o pericolo?

Welcome to a Scientific American experiment in "networked journalism".

Sta prendendo forma l'articolo collaborativo, di prossima pubblicazione su Scientific American, che si propone di descrivere come i wiki, i blog e gli altri strumenti del Web 2.0 stanno entrando nel mondo scientifico cambiando, forse, il modo di fare ricerca.

Come spiega Christopher Surridge- editor di PLoS ONE, la rivista scientifica online ad accesso libero e gratuito della Public Library of Science che ha inaugurato l'open peer review: i lettori possono commentare, votare gli articoli e aiutare gli autori a migliorare il loro lavoro- la scienza non si esaurisce nell'evidenza sperimentale ma è il frutto di un processo di discussione dei metodi e dei risultati. La critica, la condivisione di idee e la comunicazione dei dati, anche al di fuori del canale della pubblicazione peer-reviewed, sono strumenti potenti per costruire nuove conoscenze. I blog, i siti Web collaborativi (wiki), le social networks si adattano perfettamente a questo modo di intendere la ricerca.

L'OpenWetWare Project del MIT è un esempio di successo su come utilizzare un wiki per tenere aggiornato il proprio lavoro. Una pubblicazione peer reviewed descrive un metodo e i risultati ottenuti dalla sua applicazione. Ma sa bene chi fa revisione sistematiche di lavori scientifici, e si imbatte nel problema del pubblication bias, che molti studi, in assenza di risultati significativi, non vengono pubblicati. Tenere un diaro online aperto a tutti della propria attività scientifica di laboratorio, significa essere completamente trasparenti anche su tutte le idee che non hanno funzionato.
Col rischio però che i diari di ricerca online possano diventare terreno di saccheggio di idee, un problema non da poco in tutti i settori, come quello biomedico, altamente competitivi, dominati dalla corsa ai brevetti - il tipico consiglio legale è non divulgare nulla prima di avere registrato l'authorship- ed alle prese con i problemi legati alla privacy dei dati.

E i blog?
"Scientists don't blog because they get no credit."
Su circa 50 milioni di blogs, Bora Zivkovic, autore di A Blog Around the Clock e Online Community Manager di PloS ONE, stima che circa 1000-1200 sono tenuti da scienziati (ecco la lista dei magnifici 50 pubblicata su Nature).
E capita non di rado che il maggior numero di commenti si conti quando i post sono un cocktail di scienza+politica+religione. E' lo stesso Paul Myers, il blogger di maggior successo, ad ammettere che il suo Web log non sarebbe tanto popolare se trattasse soltanto di temi scientifici.
Ed infatti molti considerano il tempo speso online come tempo rubato alla prossima pubblicazione - soprattutto i giovani ricercatori per i quali la strada maestra rimane pubblicare il più possibile in riviste peer reviewed - mentre chi commenta, specialmente se a scrivere sono studenti, si attiene, spesso, alla regola dello pseudonimo: nel dubbio meglio non offendere professori suscettibili.

Allora, camberà davvero il modo di fare ricerca la Scienza 2.0? Per Bora Zivkovic i tentativi online collaborativi che stanno proliferando sono come un processo darwiniano. Per il 99% si tratta di idee destinate a morire, qualcosa però ne verrà fuori e si diffonderà.
Ma vale la pena ricordare anche la lezione del grande matematico Alain Connes: quel che conta è la solitudine, per trovare qualcosa di veramente originale bisogna essere soli.