mercoledì 10 giugno 2009

Febbre suina: alla vigilia della pandemia

Questione di tempo, qualche ora o al più qualche giorno, prima che venga ufficilamente dichiarata la pandemia elavando a 6, il livello massimo, lo stato di allerta. Oggi (mercoledì) al WHO si terrà una conference call per verificare le ultime notizie che parlano di una rapida diffusione del virus A/H1N1 in Australia, e di un aumento della virulenza in Canada, in particolare tra gli Inuit. Anche in Cile il contagio si sta diffondendo tanto che le autorità sanitarie hanno smesso di contare i casi.

Secondo alcuni virologi tecnicamente siamo già nella fase di pandemia, con una diffusione del contagio a livello di comunità in Nord America, Australia ed Europa. Le cautele del WHO nel dare un simile annuncio sono improntate, secondo le dichiarazioni di Keiji Fukuda, vicedirettore del WHO, ad evitare il panico che ne potrebbe scaturire e dare ai paesi il giusto tempo di preparare le linee guida per il trattamento dei pazienti. Molti paesi - US, Canada, gli stati europei - hanno pronte le scorte di antivirali, non così i paesi del Terzo Mondo per i quali finora è stato fatto troppo poco. Ma sul WHO gravano anche le pressioni di molti paesi preoccupati per gli effetti negativi su un'economia già zoppicante. 

Un altro fronte di preoccupazione è l'Egitto, che è il primo paese africano ad aver registrato casi di influenza suina ma che in questi giorni registra anche casi di influenza aviaria (l'influenza aviaria è ormai endemica in alcuni paesi dell'Asia e dell'Africa). E' possibile che il virus A/H1N1 a bassa patogenicità si combini con il virus H5N1, ad alta patogenicità, dell'influenza aviaria? Per Yi Guan, il virologo che isolò il virus della SARS, se accadesse sarebbe un incubo per il mondo intero. Ma davvero nessuno sa dire quanto sia probabile l'evento e cosa ne verrebbe fuori. Anche se esperimenti di ricombinazione tra il virus H5N1 e quelli dell'influenza stagionale sono stati fatti dal CDC in un high-security lab ottenendo l'indicazione di un virus a bassa trasmissibilità.

lunedì 8 giugno 2009

L'illusione della democrazia

Prima che vi dicano che non votando avete dato una mano a Berlusconi - ma del resto il Pdl una bella legnata se l'è presa - ecco perché l'astensionismo è un comportamento più che razionale.

La scelta di votare normalmente viene vista come un diritto-dovere, il diritto-dovere di servire un interesse collettivo. Eppure esprimere una preferenza elettorale è un comportamento perfettamente irrazionale, perché la probabilità che un singolo voto influenzi il risultato elettorale è trascurabile, più trascurabile della probabilità di vincere al superenalotto. Allora perché tanta gente va a votare? Non perché il proprio interesse personale viene messo a servizio di un interesse collettivo, decidere per il bene del paese e mantenere vivo il meccanismo elettorale democratico, ma perché i cittadini credono che il loro voto conti indipendentemente da quello degli altri. Alla base, alcuni studi l'hanno dimostrato, ci sono due meccanismi egocentrici: l'illusione dell'elettore, per il quale si è portati a ritenere che la propria intenzione di voto possa influenzare gli altri elettori (una sorta di pensiero magico); e la convinzione che la propria decisione di voto sia indipendente da quella degli altri: se la sinistra sfiorasse un utopico 40% saremmo portati a pensare che il merito è nostro.

In più, in un sistema, proprio come da noi, in cui due partiti, senza idee, fanno regolarmente appello al voto utile è inevitabile che si presenti il paradosso dei due gelatai: due schieramenti che per rubarsi gli elettori convergono verso il centro e si assomigliano sempre di più, essendo convinti - a ragione tanto siamo politicizzati - che gli elettori più estremisti voteranno comunque sempre loro. Allora benvenuto un po' di sano e altruistico astensionismo, e d'altronde chi ci ha capito qualcosa di questa campagna elettorale?

sabato 6 giugno 2009

Lo straniero

Asperatus

Esistono davvero le favolose nuvole dette asperatus?

- A chi vuoi più bene, enigmatico uomo, di'? A tuo padre, a tua madre, a tua sorella o a tuo fratello?

- Non ho nè padre, nè madre, nè sorella, nè fratello.

- Ai tuoi amici?

- Adoperate una parola di cui fino a oggi ho ignorato il senso.

- Alla tua patria?

- Ignoro sotto quale latitudine sia posta.

- Alla bellezza?

- L'amerei volentieri, dea e immortale.

- All'oro?

- Lo odio come voi odiate Dio.

- Eh! ma allora cosa ami, straordinario straniero?

- Amo le nuvole... le nuvole che vanno... laggiù...laggiù... le meravigliose nuvole!

(Lo straniero, da Lo spleen di Parigi, Charles Baudelaire)


- Galleria di Asperaturs (The Cloud Appreciation Society)

mercoledì 3 giugno 2009

Segreti nucleare sul web

Il governo degli Stati Uniti ha pubblicato per errore un rapporto di 266 pagine «altamente confidenziale» nel quale figurano informazioni dettagliate su centinaia di siti e programmi nucleari civili della nazione (La Stampa).

Il documento si trova ancora online qui

 
 

Gli spin doctors dell'industria chimica

Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata nella produzione del policarbonato, la plastica utilizzata per i recipienti ad uso alimentare come le lattine, i contenitori per il vino, i barattoli - anche quelli per il latte in polvere per neonati - i biberon, i contenitori per microonde, i piatti e i bicchieri di plastica, etc.  

In piccole quantità questa sostanza può migrare nei cibi e nelle bevande conservati nei recipienti che la contengono, e un numero crescente di studi negli ultimi anni ha collegato l'esposizione a BPA a problemi di salute gravi come l'insorgenza di tumori, cardiopatie, diabete. Una ricerca condotta dal CDCs americano tra il 2002 e il 2003 ha evidenziato che su circa 2500 soggetti, il 93% presentava BPA nelle urine. Una recente ricerca della Harvard School of Public Health ha dimostrato l'associazione tra l'uso di contenitori per bevande fatti di polibicarbonato e la concentrazione di BPA nelle urine.

 Le agenzie governative per la sicurezza alimentare sono divise sulla pericolosità del BPA. La FDA statunitense ha dichiarato sicura questa sostanza sulla base di due studi viziati da conflitto di interesse (Tyl et al. 2002; Tyl et al. 2008, entrambi finanziati dall'American Chemical Council) ed escludendo studi più recenti che associano l'esposizione a BPA al diabete e a malattie cardiovascolari. Una decisione controversa, tanto che alcuni stati americani hanno votato a favore di una legge per proibirne l'uso nei contenitori destinati ai prodotti per bambini sotto i tre anni. Il Canada, invece, nel 2008, ha dichiarato tossico il BPA e l'ha vietato nella produzione di biberon e contenitori di prodotti per l'infanzia; da quest'anno ne ha vietato l'impiego anche in tutti i contenitori per alimenti.

 In Europa, l'EFSA (che normalmente ratifica gli studi commissionati dalle multinazionali) ha fornito nel luglio 2008 un parere nel quale si afferma che i livelli di esposizione al BPA non sono fonte di preoccupazione. In un secondo parere, dell'ottobre 2008, l'EFSA ha rilevato che le ricerche che evidenziano associazione tra BPA e diabete e cardiopatie non forniscono informazioni sull'esposizione a lungo termine ed in definitiva non portano prove sufficienti a stabilire una relazione causale tra il BPA e le patologie in questione. Meglio, quindi, fidarsi degli studi sugli effetti del BPA sul sistema riproduttivo dei topi di Tyl et al.

 In questa situazione un po' confusa, ora entrano in scena gli spin doctors dell'industria chimica. Il Journal Sentinel ha riportato la notizia di un incontro tra i produttori di BPA per pianificare una strategia di comunicazione a favore del prodotto. Un meeting di 5 ore durante il quale si è arrivati alla conclusione che per vendere il BPA l'industria non può fidarsi degli scienziati, sempre più restii a mettere la loro reputazione a rischio, a causa anche dell'azione dei media pronti a rivelare i conflitti di interesse con le aziende chimiche. Un'efficace strategia di comunicazione dovrebbe quindi focalizzarsi sulle minoraze socialmente svantaggiate, quelle che fanno maggior uso di bevande in lattina e cibo in scatola, e sulle donne incinte.

Nelle prime diffondendo nei media storie dal messaggio chiaro: nei contenitori senza BPA il cibo rischia di essere contaminato; e nelle future mamme instillando la preoccupazione di non aver più a disposizione prodotti come il latte in polvere. Che fantasia...

martedì 2 giugno 2009

Ancora sul Grant Study

Dal bell'articolo sul Grant Study di J.W. Shenk pubblicato su The Atlantic.

[George] Vaillant raccontò la storia di uno dei campioni del Grant Study, un dottore, un marito amato e amorevole. Per il suo 70° compleanno, arrivato il momento di lasciare la facoltà di medicina, sua moglie si procurò una lista dei pazienti che aveva curato e contattò molti di loro: "Vi farebbe piacere scrivere una lettera di ringraziamento?" Ricevette 100 affettuose lettere, molte con tanto di fotografia. Le ripose in una bella scatola rivestita di seta e ne fece un regalo al marito. Otto anni dopo, Vaillant intervistò [secondo il protocollo del Grant Study] l'uomo, che prese la scatola dallo scaffale e la mostrò orgogliosamente. Poi, "George, non capisco cosa tu voglia farne" e incominciò a piangere, " io non le ho mai lette!" "E' molto difficile per molti di noi accettare di essere amati" concluse Vaillant.

E poi c'è la storia numero 158. Un tipo "solido", posizione di responsabilità; iniziano i problemi sul lavoro e quando moglie e madre si ammalano. Non regge più la pressione, si licenzia, non lavora più e non fa che ripensare in maniera osssessiva per il resto dei suoi anni alle sue dimissioni. Sembra che il tempo si sia fermato a quel giorno. Eppure si dichiara una persona felice.

A dispetto delle conclusioni che poi trasse dal Grant Study, Vaillant pensava che le emozioni positive rendessero più vulnerabili rispetto a quelle negative. Forse, più semplicemente, la felicità è una storia senza senso che raccontiamo a noi stessi, e che non ha nulla a che vedere con le nostre emozioni.

lunedì 1 giugno 2009

La nave e il virus A/H1N1

L'inizio potrebbe essere quello di un racconto di Edgar Allan Poe: c'è un'epidemia a bordo di una nave. La nave da crociera è la Pacific Dawn, più di 2000 persone a bordo, attraccata a Sydney il 25 maggio per sbarcare e imbarcare passeggeri in rotta verso la Grande Barriera Corallina.

Poi però qualcuno lì sopra ha iniziato ad accusare sintomi influenzali - 53 tra passeggeri ed equipaggio sono risultati positivi ai test di laboratorio dell'influenza suina. E dopo tre nuovi casi tra i membri dell'equipaggio, la nave ripartita da Sidney ha iniziato a navigare verso un non-dove. Era inizialmente diretta verso il North Queensland dove avrebbe dovuto fare scalo a Cairns e Port Douglas, ma dopo avere atteso inutilmente l'autorizzazione ad entrare in porto ha fatto rotta verso Brisbane. A Brisbane il (piacevole) destino dei passeggeri della Pacific Dawn è stato legato ai risultati di 10 test di laboratorio, uno dei quali tardava ad arrivare. Avuta conferma dei risultati negativi, la nave ha fatto ritorno anticipato a Sydney.

Per una settimana la Pacific Dawn è stata il simbolo fluttuante della crisi dell'influenza suina: alcuni passeggeri sbarcati a Sydney sono stati fatti sloggiare dai loro alberghi da proprietari di hotel un po' nervosi per la cattiva pubblicità; ma è anche vero che ha concorso non poco alla diffusione del virus. Casi direttamente collegati a contatti avuti con persone a bordo sono stati tracciati a Canberra, nel New South Wales, Queensland, South Australia e Victoria, contribuendo a raddoppiare in poco tempo il numero dei casi nazionali.

Tra qualche giorno la Pacific Dawn salperà, con il tutto esaurito a bordo, per una crociera nel mare di Tahiti. La lussuosa nave disegnata da Renzo Piano è in fondo il posto migliore in cui, se proprio si deve, finire confinati in quarantena.