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mercoledì 10 agosto 2011

Gli schiavi del III millennio

E' vero l'Italia, ma non solo, è una Repubblica fondata sul lavoro: quello non retribuito di centinaia di migliaia di giovani.
Stagisti, praticantati, crowdsourcing: mezzo milione di giovani italiani, qualificati e creativi, non viene pagato per quello che fa. Ma questo ricatto al mondo sommerso potrebbe far esplodere la protesta da un momento all'altro (l'Espresso)
Si lavora gratis ovunque: nelle università, nelle redazioni dei giornali, nelle ambasciate, negli uffici pubblici (con il benestare di Brunetta). Una denuncia fatta anche dai precari dell'università:
Siamo ricercatori, dottorandi, assegnisti, contrattisti e freelancers della conoscenza. Siamo parte del Quinto Stato del lavoro intellettuale, relazionale, di cura. Viviamo in un'economia che si regge sul lavoro della conoscenza, sebbene la nostra professionalità venga disprezzata. [...]
Siamo apolidi in questo paese. Non abbiamo cittadinanza nel fortino delle garanzie salariali disegnate per un mercato del lavoro fordista che ormai non è più realtà. [...] rifiutiamo di restare invisibili, rivendichiamo tutele per la malattia, la disoccupazione e la maternità, una riforma radicale del Welfare per tutti i lavoratori precari, creativi e non creativi, indipendenti, autonomi. Un esercito che il Cnel ha calcolato in 3,7 milioni di persone [...] Domani saremo ancora di più e saremo dappertutto in una crisi che si annuncia molto lunga e non produrrà più occupazione a tempo pieno. 
[...] Questa economia stracciona ha bisogno di eserciti di precari il cui sapere sia altamente deperibile e sostituibile. [...]
 

mercoledì 22 dicembre 2010

Giornalismo moderno

Mi è arrivata questa mail:

Timetric needs an economic journalism intern. The successful candidate will
produce and promote interesting and widely-read content around economic
data. The intern will face a wide variety of challenging tasks, under short
deadlines. A typical day might involve reading a Cabinet Office press
release, tracking down the source data, placing that source data in the
context of millions of other pieces of public data, and writing and
publishing a story on it. All before 11am.

Ma la cosa più interessante è:
Nice-to-haves:

* Statistics or mathematics to A-level ability

Magari tra qualche anno anche da noi verranno richieste competenze statistico-matematiche ai giornalisti.
Nel frattempo [Via SIS, Enrico Gori, Università di Udine]:
è interessante far notare che il livello delle conoscenze matematiche è
correlato con il tasso di sviluppo economico, ed esiste una relazione tra
grado di corruzione di un paese e livello di conoscenza della matematica dei giovani.
Se si confrontano le misure di conoscenza rilevate nelle ricerche PISA
con l’indice di percezione della corruzione (Corruption Perceptions Index) stimato dalla
Transparency International si scopre una correlazione molto elevata sia a
livello mondiale che a livello dei soli paesi europei.
Ovvero, dove c’è maggiore corruzione i giovani conoscono meno matematica, e probabilmente non solo quella.
Del resto se per raggiungere obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi, non servono conoscenze ma
raccomandazioni, a che serve studiare?

mercoledì 27 maggio 2009

Precari: New York-Italia

Precari a New York

Essi sono praticamente indispensabili per la New York University nella sua situazione attuale. Cosa si può fare per migliorare la situazione di questi membri della comunità accademica? Vi sono molte questioni aperte. Alcune oltrepassano il raggio d'azione di questa commissione, come la rappresentanza nel Senato Accademico. Ma possiamo sicuramente raccomandare una maggiore trasparenza (…) Una cosa è chiara: si tratta di un problema di primaria importanza per la New York University! Occorrono passi per migliorare la situazione di questi membri della comunità universitaria, o avremo seri problemi nel tempo – e forse prima di quanto crediamo! Per esempio, questi ricercatori e docenti, che si sentono decisamente cittadini di serie B, sono assai sensibili al richiamo della sindacalizzazione: chi può biasimarli?

(Da un rapporto del Senato Accademico della New York University)


Precari in Italia

Li chiamerei lavoratori flessibili e non precari, perchè la parola precario mi fa venire l'orticaria. Mi fa schifo chi mitizza i precari. La mitizzazione del precario non mi piace. Io stesso ho fatto il precario tanti anni all'università e non amo certo questo periodo, ma fare del precario una classe, come fa certa letteratura o certa filmografia, non è certo giusto. Chi mitizza la figura del precario con attività sindacale, letteraria o filmografica, mi fa letteralmente schifo e mi fa venire l'orticaria.

(Renato Brunetta, al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro)

domenica 12 aprile 2009

Mondo precario

Mi raccontava sabato scorso A., con un caffé di plastica in mano, che lei il PhD l'ha preso nel 2002, in UK. Più di un week end passato tra stazioni d'autobus e aeroporti, con il portatile al collo, perché nel frattempo lavorava anche qui. I concorsi li hanno vinti sempre gli altri senza dottorato e con il minimo sindacale di pubblicazioni, a volte neanche quello.

Lei continua a viaggiare, non troppo comoda, con il rinnovo a vista del contratto. I bene informati dicono che nel prossimo ddl su concorsi e valutazioni gli aspiranti ricercatori dovranno avere conseguito il dottorato da non più di 5 anni alla data del bando. Forse per tenere alto il rating delle università. Sfruttati e archiviati, si sbatte la porta in faccia a un'intera generazione.

venerdì 6 marzo 2009

Dica 73

- Settantatrè. Dica dottore, come sto?
- In condizioni un tantino precarie. 


Il contiamoci dei precari nelle facoltà di medicina dell'Università di Torino ha sgocciolato i suoi numeri definitivi: il 73% del personale di ricerca (che per forza di cose viene impiegato anche nella didattica, anche se non dovrebbe) è precario.  Una soverchiante maggioranza. Nei prossimi mesi si prevede un grande naufragio, giù tra i precari. Le scialuppe di salvataggio, molte delle quali fatte di 1000 euro scarsi al mese, non promettono grande resistenza.

lunedì 23 febbraio 2009

La cacciata dei baroni?

Là dove nessuna riforma ha osato (o potuto) addentrarsi sono arrivati i conti in rosso. E così, un migliaio di professori universitari prossimi ai 70 anni si è visto recapitare una lettera: il 31 ottobre andrete in pensione. Stesso discorso per gli over 70 che avevano ottenuto una proroga di due anni. A casa pure loro. (La Stampa)

Nell'Università della terza età:

Il caso di Torino è emblematico [anche per il numero di precari, nda]: a Medicina è in atto una guerra sotterranea tra settantenni che non vogliono perdere il posto, e associati che sognano di scalzarli. A 60 anni. (La Stampa)

Riusciranno i nostri nove a godersi una meritata pensione?

sabato 21 febbraio 2009

The sexy job in the next 10 years

Ricordate Truffaut, Jules e Jim?

 

Ma allora cosa posso fare?

Il curioso.

Non è un mestiere.

Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque e cominci subito. L'avvenire è dei curiosi di professione. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle.

 

Sarà che i tempi sono cambiati, che  l'ambiente giornalistico è chiuso e autoreferenziale, ma ora i curiosi non bussano più alle porte dei giornali.  Hal Varian, alla guida del settore economico di Google, in un'intervista al McKinsey Quaterly - rivista della società di consulenza manageriale Mckinsey &Company  - ha spiegato che il  lavoro più interessante dei prossimi 10 anni sarà quello dello statistico:

 

I keep saying the sexy job in the next ten years will be statisticians.

The ability to take data--to be able to understand it, to process it, to extract value from it, to visualize it, to communicate it--that's going to be a hugely important skill in the next decades, not only at the professional level but even at the educational level for elementary school kids, for high school kids, for college kids. Because now we really do have essentially free and ubiquitous data. So the complimentary scarce factor is the ability to understand that data and extract value from it.

venerdì 20 febbraio 2009

Universo precario

L'incidenza dei lavoratori precari sul totale dell'occupazione è stimata al 12.2%, mentre la
media nazionale del personale di ricerca precario nei nostri atenei si aggira sul 52%.

Numeri quasi ufficiali di un'indagine condotta nelle due facoltà di medicina dell'università di Torino dicono che lì ben il 70% del personale impegnato nella ricerca è precario.

giovedì 15 gennaio 2009

Il potere logora?


Il potere logora chi ce l'ha.

Secondo Michael Roizen, geriatra alla Cleveland Clinic, per ogni anno passato alla Casa Bianca l'orologio biologico corre a velocità doppia. Così, tra quattro anni, Barack Obama apparirà, come in una serie di foto pubblicate dalla CNN, invecchiato di otto anni. Non conta che il presidente eletto sia democratico o repubblicano, sia stato un atleta oppure sia un fumatore: dopo il secondo mandato sarà inesorabilmente più vecchio di sedici anni.

Abituati invece all'adagio che fa "il potere logora chi non ce l'ha", a noi invece non rimane che constatare come l'assenza di logorio della nostra classe politica, che non cambia mai, deve per forza essere la conseguenza di un ambito status di privilegiati.

Altri mestieri, altri incerti. Anche il lavoro di scienziato ha i suoi rischi. Almeno a certi livelli. Secondo uno studio di Matthew Rablen e Andrew Oswald, i non vincitori del Premio Nobel avrebbero un'aspettativa media di vita più corta di due anni. L'attesa, anno dopo anno, del sospirato premio, nuoce alla salute. E' un po' quel che racconta
Frank Wilczek
, fisico delle particelle e Nobel , che sta scrivendo per il grande pubblico la storia di un misterioso omicidio nei laboratori tra Harvard e il MIT : un team di fisici, due uomini e due donne, che scoprono la materia oscura. A loro è distinato il Nobel, ma le regole dell'Accademia Reale Svedese delle Scienze prevedono che il premio sia assegnato a non più di tre persone. ..

E nei nostri cantieri? Be lì la vita è quasi un terno al lotto. Il lavoro logora, soprattutto chi il potere non ce l'ha.

sabato 6 dicembre 2008

Lavorare uccide



Di fabbrica si muore. E se non è per incidente, un crollo, una caduta, uno scoppio che ti investe, è per qualche veleno, diossina, arsenico, benzene, amianto che giorno dopo giorno si scava la sua nicchia in qualche punto dell'organismo fino ad esplodere devastate: polmone, pleura, vescica. E queste cose toccano mica solo agli operai.

Lavorare uccide, ma se parte una denuncia sulla sicurezza traballante si viene messi subito in libertà. Già la fabbrica è una prigione, ma vuoi mettere fuori senza nemmeno quel misero stipendio?

E così il sindacato negozia su tutto, un po' di sicurezza, un po' di salute, la pelle degli altri, ma il lavoro almeno quello sì, l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro.

Un milione gli incidenti ogni anno, più quelli non denunciati: non sempre i signori del lavoro fanno le cose regolari. E' un'impresa difficile per un operaio mantenersi in salute.