lunedì 30 novembre 2009

A/H1N1: mutazioni e ricombinazioni

In questi giorni si è parlato del virus mutato, riscontrato prima in tre pazienti norvegesi poi in due casi francesi. A far più notizia è stato però un sostanziale silenzio sia del WHO che del CDC sulla mutazione

La mutazione D222G (o D225G secondo una diversa numerazione) era presente anche nel virus H1N1 che causò l'epidemia di spagnola, nelle epidemie del 1957, del 1968 e nell'influenza aviaria. Con questa mutazione il virus si replica nella parte bassa del polmone, causando polmoniti anche difficili virali da trattare. Attualmente si sta esaminando se anche in Italia a questa mutazione sia associato qualche decesso. E' infatti possibile che alcuni casi non sia stati correttamente associati al virus A/H1N1, perché per rilevare il virus mutato bisogna ricorrere a una biopsia polmonare (proprio per il fatto che il virus si replica nella parte bassa del polmone, il tampone naso-faringeo dà esito negativo). Ma la buona notizia è che questa mutazione rende il virus meno infettivo, e proprio per questo non è fonte di particolare preoccupazione, visto che è considerata una sorta di vicolo cieco nella corsa del virus. 

L'altra notizia invece è che dopo aver registrato dei casi di influenza suina nei gatti, in Cina c'è evidenza di un due casi di influenza anche tra cani, mentre in Indonesia ci sarebbe un focolaio di influenza tra maiali in una fattoria della provicia di Kepulauan Riau nel Sud-Est del paese. Il mondo animale rappresenta un serbatoio naturale di ricombinazione dei virus. E il pericolo qui è che il virus A/H1N1 possa passare agli uccelli. E l'Indonesia è uno dei paesi (insieme ad altri del Sud-Est asiatico e l'Egitto) in cui è tuttora in corso l'epidemia di influenza aviaria.

lunedì 23 novembre 2009

I dati falsificati, forse no, sul clima

Non sarà una coincidenza che ci stiamo avvicinando il summit di Copenaghen sul clima e che proprio in questi giorni sono state diffuse alcune email rubate da anonimi hacker nel server dell'università dell'East Anglia. Mail "compromettenti" che farebbero pensare ad un complotto ambientalista. The Air Vent, sito web degli scettici del riscaldamento globale, si sta impegnando nel duro lavoro di denuncia di questo scandalo (non dell'assalto hacker e del furto di messaggi di posta elettronica). Una lezione di etica, quella dei negazionisti, che viene proprio da chi è spesso legato all'industria petrolifera in modo poco chiaro e trasparente.

Come si spiega su Real Climate, il sito di riferimento per gli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici, si tratta di una selezione, probabilmente molto accurata, di email dal 1996 al 12 novembre scorso. Ciò che è interessante, al di là di polemiche anche di carattere personale di cui si può leggere tra le righe, è ciò che non è contenuto in quei messaggi. Dalla loro lettura infatti non emerge nessuna cospirazione internazionale per imporre un'emergenza climatica, in quelle mail non si parla di surriscaldamento globale come di un inganno, soprattutto non si parla di falsificazione dei dati.

Quest'ultima accusa è stata lanciata in relazione all'utilizzo della parola "trick", trucco, che però, viene spiegato, è un termine usato in maniera molto "easy" per descrivere una trovata che permette di risolvere qualche grattacapo. Ed effettivamente trick è una delle parole in senso buono più utilizzato in discussioni e mail che non hanno in genere carattere formale.

Quel che viene fuori da questa corrispondenza è invece il fatto che la maggioranza del mondo scientifico è d'accordo nel parlare di surriscaldamente globale, ma magari dissente su alcuni dettagli su cui intavola discussioni anche accese; spesso esprime frustrazione per come un lavoro viene piegato alle esigenze politiche di parte, e si lamenta e per come i media ne distorcono il messaggio.

Vero è che nel mondo scientifico non sono una novità le storie di falsificazioni dei dati. La più famosa e recente è quella di Woo Suk Hwang, lo scienziato sudcoreano che aveva dimostrato come fosse possibile produrre cellule staminali ad hoc per pazienti con lesioni al midollo spinale e che pubblicò alcuni articoli su Science falsificando i risultati. Attualmente sta scontando una condanna a 2 anni di reclusione per aver acquistato illegalmente ovuli umani per le sue ricerche; ma la frode ai danni della comunità scientifica è rimasta impunita.

Ancora una vota, questa strana vicenda, soprattutto perché l'argomento è così facile ad essere piegato agli interessi politico-economici del momento, è un richiamo ad essere completamente trasparenti nei dati, nei metodi, nella dichiarazione dei conflitti di interesse.

sabato 21 novembre 2009

A/H1N1: mutazioni in corso

La notizia non tanto inaspettata è stata la conferma da parte del WHO di una mutazione del virus, osservata in tre pazienti norvegesi. La notizie rimbalzava già da qualche giorno e per il momento non è fonte di allarme: i virus influenzali hanno un elevato tasso di mutazione, e questa mutazione è già stata osservata in altri paesi dall'inizio della pandemia risultando associata anche a casi lievi e non essendo presente in tutti i casi con complicanze.

L'altra notizia importante è la trasmissione da persona a persona di una varietà di virus resistente al'oseltamivir: in UK, in un ospedale gallese, tre persone hanno contratto il virus da altri due pazienti mentre erano ricoverate per altre ragioni -tutti i soggetti erano caratterizzati da un sistema immunitario compromesso. Casi di pazienti che sviluppano resistenza all'antivirale erano già noti, ma a parte un contagio, mai confermato, da persona a persona negli Usa, questa è la prima volta che si osserva un contagio da un malato ad una persona sana. Non si tratta di qualcosa di inaspettato osservare casi di varianti dell'influenza A resitenti ad antivirali soprattutto non è inaspettato osservare questo genere di eventi in pazienti il cui sistema immunitario è compromesso.

La preoccupazione risiede soprattutto nel contagio da persona-a-persona che si è verificato. Se la variante resistente agli antivirali infatti impara a passare da persona a persona, può diffondersi a livello di comunità. Questo per esempio, come spiega Richard Knox su National Public Radio, è quanto succede con i virus H1N1 responsabili dell'influenza stagionale, i quali sono resistenti a oseltamivir e zanamivir e sono portatori della stessa mutazione osservata nei virus pandemici H1N1 resistenti agli antivirali. Naturalmente i casi osservati in Galles non portano alla conclusione che il virus pandemico diventerà resitente al Tamiflu, però "That's the kind of thind we take seriously" ha dichiarato Anne Schuchat direttore del CDC's Center for Immunization and Respiratory Diseases nel press briefing settimanale del CDC.

Questa è la prima volta che si sta osservando in tempo reale il diffondersi di una pandemia. Non è strano quindi che ci sia incertezza su come interpretare l'evidenza che si sta raccogliendo. Sapere però che la rete di monitoraggio ha prontamente identificato una mutazione del virus - grazie anche al fatto che le sequenze genetiche dei virus vengono rese accessibili a tutti attraverso banche dati pubbliche come GISAID EpiFlu e GenBank dell'NCBI - significa che si sta seguendo la situazione con molta attenzione.

martedì 17 novembre 2009

A/H1N1: la pessima via italiana alla comunicazione del rischio

In alcuni post mi sono pisu come il ministero comunichi male e in maniera scorretta i rischi dell'influenza A/H1N1:

l'affermazione che l'influenza pandemica è una normale influenza, cosa del resto smentita dal WHO e dalla letteratura scientifica;

il confrontare in maniera impropria il numero di casi mortali da influenza A/H1N1 (casi confermati in laboratorio) con l'eccesso di mortalità attribuita all'influenza di stagione.

Venerdì 13 novembre è stato pubblicato su Darwin Flu un articolo di Peter Sandman, uno dei più noti comunicatori del rischio (qui il suo sito web) il quale dà alla campagna informativa del governo italiano un giudizio pessimo.

"La campagna di informazione sui rischi dell'influenza pandemica H1N1 promossa dal Governo italiano ha scelto questo messaggio: «L'influenza A è una normale influenza». L'influenza pandemica H1N1, però, non è normale, se con questa parola si intende «nella media delle influenze stagionali».

Ecco alcune delle ragioni: finora la sua epidemiologia è stata radicalmente differente. L'influenza stagionale attacca tutte le classi di età, ma circa il 90% dei decessi che causa sono sopra i 65 anni. l'influenza pandemica, invece, infetta in misura molto minore gli ultrasessantacinquenni. Inoltre le persone al di sotto di questa età che si ammalano presentano un tasso molto maggiore di complicazioni e mortalità rispetto ai coetanei che mediamente contraggono i ceppi stagionali."

"[...] quando il meme per cui la pandemia è «come l'influenza stagionale» viene diffuso da figure istituzionali allora la comunicazione ha lo scopo deliberato di ingannare. Spesso l'intenzione di questo fuorviante meme della normalizzazione è di evitare che l'opinione pubblica si spaventi. Noi abbiamo scritto estensivamente su questo tema, ovvero su come i funzionari della salute pubblica abbiano paura della paura. Quando questo tipo di rassicurazione eccessiva si combina con degli sforzi per spingere il pubblico ad adottare più precauzioni del solito (N.d.r. dalle misure igieniche alla vaccinazione), il messaggio finale è ibrido ed è probabile che si riveli controproducente in alcuni modi prevedibili:

Alcune persone [...] non vedranno alcuna ragione per prendere delle precauzioni. Altri[...]prenderanno [...] le precauzioni, ma perderanno fiducia delle istituzioni da cui il messaggio proviene. Altri [...] cercheranno fonti di informazione non ufficiali per decidere come comportarsi. E tutti noi sappiamo che genere di informazioni si trovino nella blogosfera. Altre volte la colpa delle istituzioni è ancora maggiore, perché le rassicurazioni fuorvianti servono a ridurre la richiesta da parte della gente di risorse non disponibili per affrontare il problema. Ad esempio, è una routine che le autorità sanitarie in India diano rassicurazioni eccessive all'opinione pubblica su varie epidemie per le quali non dispongono di scorte di vaccini o di antibiotici adeguate.

Indipendentemente dalla ragione per cui i funzionari italiani stanno cercando di far passare il messaggio che il virus pandemico non è diverso da una normale influenza, questa è una cattiva comunicazione del rischio."

Infine ci sono alcune parole anche per lo spot televisivo promosso dal Governo .

"E' ridicolo che sia tanto diffusa l'affermazione per cui la cosa più importante che le persone possono fare per ridurre il rischio di contrarre l'influenza è lavarsi le mani. Anche questo messaggio fa parte di uno schema di iper-rassicurazione, ma esistono ben pochi dati scientifici a sostegno dell'idea che l'influenza si trasmetta in modo significativo a causa dei virus presenti sulle mani delle persone, o che un lavaggio frequente delle mani riduca materialmente i rischi di contagio influenzale. " Insomma, lavarsi le mani è bene ma non basta, il vaccino sarebbe utile ma... perché farlo se l'influenza A è una normale influenza? Il sospetto che si tratti di una pandemia mediatica creata dalle multinazionali fa allora presto a diffondersi in rete.

In un periodo in cui, come evidenziato anche in un editoriale pubblicato recentemente su Nature, viviamo una generale sfiducia nelle autorità - non solo politiche ma anche per esempio nelle agenzie regolatorie e nella ricerca stessa- il danno di una pessima campagna informativa può essere molto grande.

lunedì 16 novembre 2009

A/H1N1: il reale impatto dell'influenza pandemica

Fino ad ora qui in Italia le regioni hanno segnalato al Ministero 53 vittime, 329 ricoveri in ospedale per complicanze di cui 167 necessitanti di cure ad alta specializzazione e assistenza respiratoria. Ma abbiamo sentito ripetere spesso anche dal ministro della salute che l'influenza A/H1N1 è meno pericolosa dell'influenza di stagione che fa, solo in Italia, circa 5.000-6.000 vittime all'anno e nel mondo, si stima, tra le 250.000 e le 500.000.

Si tratta però di affermazioni non corrette perché quando si confrontano i dati di mortalità annuale dell'influenza di stagionale con i casi fatali di influenza A/H1N1 si confrontano dati diversi.

I dati relativi all'influenza di stagione sono una stima di eccesso di mortalità che comprende sia i casi direttamente legati al virus sia i casi dovuti a eventi secondari (che sono la maggior parte, i casi mortali che hanno come causa diretta l'influenza sono pochissimi) come per esempio le malattie cardiache (infarti o ictus) che colpiscono in maggioranza gli anziani.

Nel caso dell'influenza pandemica si stanno contando i casi confermati da laboratorio, che quindi non sono confrontabili con i dati di mortalità dell'influenza stagionale, e stanno rendendo solo un'immagine parziale della pandemia.

Il problema non è banale: la stima dell'impatto dell'influenza pandemica anche in termini di mortalità la si conoscerà forse solo a fine stagione. Intanto nuove stime del Centers for Disease Control and Prevention americano porterebbero i casi mortali negli US da circa 1200 a 4000, includendo nei 4000 anche i soggetti deceduti per polmoniti batteriche o altre infezioni verosimilmente sviluppate a causa dell'influenza. Si tratta di nuove stime che dovrebbero essere più confrontabili con gli annuali 36.000 decessi negli US per influenza. Anche se un bel reportage investigativo della University of Southern California's Annenberg School of Communications and Journalism, nell'ambito di un progetto che voleva dare un volto alle vittime dell'influenza suina, ha raccontato come le autorità non vedano di buon occhio queste indagini e sistematicamente si siano riscontrate difficoltà ad avere accesso ai certificati di morte (un problema non da poco del resto conciliare la privacy con le esigenze di salute pubblica) che spesso risultano compilati in maniera inaccurata, e, cosa grave, come alcune famiglie non vengano informate sulla causa di morte (influenza A/H1N1) del loro parente quando questa è accertata con test post-mortem.

Insomma, ci vorranno mesi prima di chiarire cosa si sarà lasciata dietro questa pandemia.

venerdì 13 novembre 2009

Walking to work

Ci incrociamo quasi tutti i giorni: rallenta il passo, si struscia contro le mie gambe, si lascia accarezzare e poi trotterella via nel suo pigiama a strisce. Attorno sarà l'aria degli ospedali, che ognuno sembra starsene solo per conto suo come i gatti.

domenica 8 novembre 2009

Il Large Hadron Collider e l'uccellino in missione per conto di Dio

Ecco il grafico della temperatura fuori controllo (10 Kelvin quando dovrebbe essere 1.9 K), in uno dei magneti (settore 8-1) che ha per l'ennesima volta imposto uno stop agli esperimenti del Large Hadron Collider. Pare che il colpevole sia una briciola di pane lasciata cadere da un uccellino.

Le disavventure dell'LHC alla ricerca del bosone di Higgs (la particella di Dio) stanno diventando la commedia dell'anno. Rotto prima ancora di entrare in funzione, mentre intanto il CERN ospitava un terrorista in missione che per conto di Allah... e adesso bombardato da un uccellino armato di briciole di pane...a un centinaio di metri sotto il confine tra Svizzera e Francia? Secondo alcuni scienziati sarebbe niente di meno Dio in persona, ops in spirito, a sabo

tare l'LHC direttamente dal futuro.

Insomma, con buona pace di Odifreddi, adesso abbiamo la prova: dio esiste e vuol proprio essere lasciato in santa pace!

Influenza A/H1N1: la disinformazione in rete

Ieri sull'edizione cartacea de La Stampa è uscito un articolo di Pierangelo Sapegno sulla suora benedettina Teresa Forcades, diventata famosa per i suoi (noiosi e ripetitivi ma pare molto cliccati) video su Youtube in cui spiega che ci sono tante cose strane in questa pandemia. "L'hanno chiamata Santa Teresa dell'Informazione..." inizia il pezzo ma sarebbe stato più interessante se avesse parlato sulla disinformazione che fa suor Teresa.

 
 

Punto primo: la definizione di pandemia. In un qualsiasi testo di virologia gli elementi caratterizzanti una pandemia sono due: (i) un nuovo virus che non è il risultato della mutazione di un virus già in circolazione (elemento che esclude l'influenza stagionale dalla definizione di pandemia); (ii) l'ampia diffusione geografica del virus. Questa per esempio è la definizione tratta da Principles and Practice of Clinical Virology, Arie J. Zuckerman, 2009, pg. 381:

The definition of a pandemic influenza is an outbreak of infection arising in a specific geographical region, spreading worlwide and infecting a high percentage of people. A pandemic is caused by a strain of influenza virus which could not have arisen by mutation from strains previously circulating.

(che potete verificare qui nell'anteprima di Google Books).

Questa invece è la definizione in Pandemic influenza: emergency Planning and Community Preparadness, 2008, pg 16:

Two conditions must be satisfied for an outbrak of influenza to be classed as a pandemic. First, the outbreak of infection, arising in a specific geographical area, spreads throughout the world; a high percentage of individuals are infected resulting in increased mortality rates. Second, a pandemic is caused by a new influenza virus A subtype, the HA of which is not related to that of influenza viruses circulating immediately before the outbreak, and could not have arisen from those viruses by mutation.

(in anteprima su Google Books a pag 16)

L'elemento principale che caratterizza una pandemia quindi è la diffusione geografica e non la virulenza, la quale dipende dalla patogenicità del virus ma anche da condizioni tipicamente locali come l'accesso alle cure sanitarie (ragione per cui un'epidemia più essere devastante in alcuni paesi e molto bene controllata in altri).

 
 

Pounto secondo: i vaccini. Sui vaccini si sta combattendo una vera e propria battaglia ideologica.

Prima di tutto bisogna sfatare la leggenda dell'obligatorietà delle vaccinazioni per l'influenza A/H1N1(in nessun paese c'è un'imposizione di questo tipo e il WHO non ha nessun potere in questo senso).

Sicurezza del vaccino. I dubbi sono legittimi visto che i vaccini sono stati preparati in pochi mesi, mentre le sperimentazioni cliniche per testarli richiederebbero in genere più tempo: la produzione dei vaccini per l'influenza stagionale richiede circa 9 mesi. Con questi tempi di preparazione però si sarebbe arrivati alla produzione del vaccino a pandemia finita. Per accorciare i tempi l'EMEA ha approvato i vaccini sulla base dei dati di sicurezza ed efficacia di vaccini prototipi (mock-up), ovvero di vaccini che contengono un ceppo di virus influenzale a cui nessuno è stato esposto e nei confronti del quale, quindi, nessuno è immune.

Vaccini prototipi, che contengono il virus H5N1 inattivato, con e senza adiuvanti, sono stati ampiamente testati per la preparazione di un vaccino per l'influenza aviaria. I dati sono stati presentati

all'agenzia regolatoria per la registrazione del mock-up : in base ai criteri definiti dal Comitato per i medicinali per uso umano, per essere considerato adeguato un vaccino prototipo deve indurre livelli protettivi di anticorpi almeno nel 70% delle persone vaccinate.

Questa, per esempio, è la discussione delle sperimentazioni cliniche condotte per valutare tossicità ed efficacia del prototipo Focetria, che è il vaccino commercializzato da noi mentre questa è la scheda di sintesi (in italiano) della valutazione pubblica.

Lo studio principale è stato effettuato su 486 soggetti sani, e per quanto riguarda i dati di sicurezza nessun evento avverso grave si è verificato, mentre gli effetti indesiderati più comuni, rilevati in 1-10 pazienti su 100, sono stati: mal di testa, sudorazione, dolore articolare o muscolare, reazioni locali (arrossamento, gonfiore, dolore), febbre,stanchezza e brividi.

Dopo l'inizio della pandemia A/H1N1, il ceppo virale presente in Focetria è stato sostituito con il ceppo H1N1 che provoca la pandemia, e sono stati presentati i dati su questa sostituzione (si valuta che il cambiamento di ceppo non incida sulle caratteristiche del vaccino) al comitato per i medicinali per uso umano.

 
 

Sarebbe però interessante capire i motivi del successo di tanta disinformazione. Forse, come evidenziato in un editoriale pubblicato su Nature, c'è una generale sfiducia nelle autorità in generale: nelle agenzie regolatorie, nelle multinazionali e anche nella ricerca. Probabilmente è dovuto anche al fatto che le pandemie sono un business per molti: per le industrie farmaceutiche, per le aziende che producono apparecchi medicali per i ricercatori stessi per i quali rappresentano anche un'occasione per ottenere fondi e visibilità. Un movimento, molto ideologizzato, anti-vaccinazioni, che sta diventando sempre più sofisticato, sta giocando su delle comprensibili paure e diffidenze, alimentando teorie sulle origini del virus e sui vaccini - beninteso che non fidarsi delle multinazionali ed essere critici su quello che fanno è più che raccomandabile. Forse in questo ha fatto difetto anche una campagna informativa che aveva il difficile compito di allertare senza allarmare. Ed è' proprio questo l'aspetto che viene ribadito nell'editoriale di Nature: una corretta informazione dovrebbe correggere l'idea che l'influenza pandemica è la solita influenza di stagione: si tratta di un'influenza che lieve per la maggiorparte di noi, ma che in alcuni, in particolare nei giovani adulti, può sviluppare complicanze anche fatali.

venerdì 6 novembre 2009

Influenza A/H1N1: pandemia politica in Ucraina

Cosa sta succedendo in Ucraina? Finora 95 vittime a causa di malattie respiratorie acute. Ed è arrivato nella capitale anche un team multidisciplinare di 9 esperti, mandato dal WHO, per fornire supporto diagnostico e per caratterizzare i casi dal punto di vista clinico ed epidemiologico.

Quello che sta emergendo però è una grande, grande impreparazione. Per mesi sono stati ignorati le raccomandazioni del WHO a prepararsi alla pandemia; i peraltro modesti fondi destinati per affrontare linfluenza A/H1N1 non sono stati impegati per fare scorte di antivirali, allestire laboratori, dotare gli ospedali di respiratori meccanici.

. Sentite quello che dice il primo ministro Yulia Tymoshenko: "As for me, I am not vaccinated. I protect me by the same methods, which everybody uses: lemon, onion, garlic". 

Questa improvvisazione a livello politico è denunciata anche da Yevhen Komarovsky, un medico che nel suo blog scrive: When a lawmaker-doctor, who is a secretary of the health committee in the Verkhovna Rada, said that Tamiflu is a drug that only supports the immune system and that we "have decided at the National Security Council meeting that we'll buy ozeltamivir instead," I started to feel scared and embarrassed. If the country's fate is decided by people who have no idea that Tamiflu and ozeltamivir are the same thing, what can we expect? 

Ed inevitabilmente, mentre la gente colta dal panico fa la coda nelle farmacia per comprare gli antivirali (non si fida di limone, cipolle e aglio) le polemiche si trasformano in accuse politiche. Il leader dell'opposizione Yushchenko ha già accusato il primo ministro Yulia Tymoshenko e l' ex-primo ministro Viktor Yanukovich di negligenza criminale per come il governo sta affrontando la pandemia.

La situazione non è delle più rassicuranti anche negli altri paesi dell'Est Europa dove è difficile accedere a cure sanitarie di buon livello. Come in Bielorussia, dove, a detta del ministro della salute Liudmila Zhylevich, la ragione di questa epidemia influenzale (non si parla di pandemia) starebbe nella scarsa cura che i bielorussi hanno per la propria salute. Anche in questo caso la verità è che la Bielorussia è impreparata ad affrontare l'influenza A/H1N1: pochi medicinali, niente vaccino. Sono alcuni dottori a denunciare la situazione: i casi di polmonite si verificano anche tra le persone già ricoverate in ospedale chenon rispondono ai trattamenti con gli antibiotici e sono positive al virus A/H1N1. Ma quest'ultima informazione non viene resa ufficiale e i medici devono scrivere sulle cartelle cliniche che la polmonite è una frequente complicanza dell'influenza. Mentre Ales Byalyatski, un attivista per i diritti umani, descrive la situazione nel terzo ospedale di Minsk come quella di un ospedale in tempo di guerra, con i malati che aspettano anche per giorni nei corridoi che si liberi un letto.

giovedì 5 novembre 2009

Influenza A/H1N1 anche in un gatto dell'Iowa

Un gatto, sicuramente un bel gatto, di 13 anni dell'Iowa che accusava problemi respiratori è risultato positivo al test per il virus H1N1. Molto probabilmente è stato contagiato da qualcuno della famiglia con cui vive. Anche nei confronti degli animali che vivono in casa valgono le usuali regole di profilassi tra cui lavarsi bene le mani prima di accarezzarli per evitare di contagiarli.

E' il primo caso di gatto positivo all'H1N1 anche se non c'è alcuna indicazione che i gatti siano vettori del virus sia nei confronti dell'uomo che di altri animali.

L' American Veterinary Medical Association sta monitorando tutti i casi di virus H1N1 negli animali.

Prima d'ora altri casi di animali contagiati dal virus si sono registrati nei maiali, negli uccelli e nei furetti (questi ultimi sono anche il modello animale preferito dalla ricerca sui virus influenzali).

Alcuni virus possono compiere il salto di specie quindi si tratta di casi attesi.

mercoledì 4 novembre 2009

Influenza A/H1N1: nuovo studio sui casi gravi

Nuovo studio sui casi gravi pubblicato sul Journal of American Medical Association.

Si tratta di uno degli studi più grandi finora pubblicati: 1088 pazienti ospedalizzati, in California, tra il 23 aprile e l'11 agosto.

Le caratteristiche anagrafiche dei pazienti confermano che i ricoverati a causa dell'influenza pandemica A/H1N1 sono più giovani (27 anni è l'età mediana) rispetto a quanto normalmente accade con l'influenza stagionale. Nell'influenza di stagione sono infatti gli over 65 e i bambini sotto i 5 anni ad essere i più colpiti.

Tra le diverse fasce di età i bambini sono quelli che hanno il tasso di ricovero più alto. In particolare i tassi di ospedalizzazione più alti ricorrono nella fascia di età dei neonati con meno di 2 mesi, che però sono troppo piccoli per essere vaccinati. Anche questo studio sottolinea l'importanza di vaccinare il personale medico-sanitario e tutti coloro che sono a stretto contatto con i neonati .

E' invece tra gli over 50 (50-59 anni) che si registra il tasso di mortalità più elevato tra i ricoverati.

Il 68% dei pazienti ammessi in ospedale aveva almeno un fattore di rischio associato a complicanze influenzali. Nel 34% sono stati riscontrati altri fattori di morbidità non associati a complicanze influenzali come l'obesità.

Il tempo mediano tra l'esordio dei sintomi e il ricovero è stato di 2 giorni; febbre, tosse e problemi respiratori sono i sintomi più frequenti.

Il 31% dei ricoverati è stato ammesso in terapia intensiva. Tra questi per il 65% è stato necessario ricorrere alla ventilazione meccanica. L'11% dei ricoveri ha avuto un esito fatale (in questi pazienti il tempo mediano tra l'esordio dei sintomi e il ricovero è stato di 12 giorni) . Le cause di morte più frequenti sono state polmonite virale e sindrome da distress respiratorio acuto.

E' però importante puntualizzare che una mortalità dell'11% tra i pazienti ricoverati è abbastanza elevata. In molti altri paesi, la percentuale è sensibilmente inferiore, da noi lo è addirittura di un'ordine di grandezza (i dati ufficiali riportano 20 casi mortali – ad oggi – su 1494 ricoveri – al 18 ottobre).

Influenza A/H1N1: vaccini e adiuvanti

Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea dei medicinali (Emea) ha esaminato i dati dei primi studi clinici con H1N1 relativi ai tre vaccini pandemici già autorizzati dalla Commissione europea: Celvapan®, Focetria® e Pandemrix®.

Pur confermando la raccomandazione adottata nel mese di settembre, secondo cui è preferibile che i tre vaccini vengano somministrati in due dosi a distanza di tre settimane, il Chmp ha valutato positivamente per gli adulti sani tra i 18 e i 60 anni i risultati della risposta immune dopo la prima dose di vaccino per Pandemrix e Focetria (ndr, che contengono l'adiuvante MF59). Tuttavia, poiché i dati ora disponibili sono limitati, il Chmp non ha ritenuto opportuno modificare la raccomandazione pre-esistente, ma ha aggiunto la possibilità di utilizzo di una singola dose per i soggetti adulti e per gli adolescenti. (da Epicentro - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)

Focetria (della Novartis) è il vaccino commercializzato nel nostro paese. La strategia vaccinale messa a punto dal ministero prevede l'immunizzazione del 40% della popolazione, dando la priorità agli operatori del settore sanitario e a quelli di pubblica utilità ed alle categorie a rischio. Lo schema di vaccinazione consiste nella somministrazione di due dosi a distanza di 21 giorni. Tenendo conto che una piena immunizzazione si raggiunge 2 o 3 settimane dopo l'inoculazione della seconda dose il rischio però è di arrivare tardi rispetto al picco pandemico.

Molti paesi (non gli Stati Uniti però) hanno autorizzato l'impiego degli adiuvanti che servono a potenziare la risposta immunitaria. Qualora si somministri un vaccino con adiuvante, sembra infatti che una vaccinazione monodose sia già sufficiente anche per i bambini sotto i 10 anni di età . Con l'aggiunta di adiuvante,infatti, mezza dose (nei vaccini monodose) è sufficiente a fornire un minimo di protezione nei bambini da 6 mesi a 1.5 anni. In ogni caso, anche senza adiuvanti, una sola dose di vaccino è meglio di nulla. Questa sembra essere la ragione per cui il WHO raccomanda l'utilizzo di una singola dose di vaccino (anche per i bambini sotto i 10 anni di età). Data la scarsità di vaccino con cui fare i conti, l'obiettivo del WHO sembra essere quello di assicurare un minimo di protezione al maggior numero di bambini, che sono il gruppo più colpito a livello di numero di contagi, possibile .

lunedì 2 novembre 2009

A/H1N1: come informa il ministero?

L'ho già scritto in alcuni post. Continuare a dire come fa il vice-ministro Fazio che non c'è bisogno di preoccuparsi perché ogni anno l'influenza stagionale fa vittime, e l'anno scorso ne ha fatte 8000, non solo non serve a nulla, dando semmai l'impressione di un certo cinismo, ma è anche scorretto, perché si confronta una stima (le 8000 vittime dell'influenza stagionale) con il numero di casi confermati in laboratorio che è sempre inferiore ad una stima.

Il fatto poi che i casi gravi dell'influenza A riguardino nel 90% dei casi soggetti con meno di 65 anni (a differenza dell'influenza di stagione) mostra chiaramente che i numeri da soli non sono sufficienti a dare un'immagine completa della situazione. Che la pandemia sia differente dall'influenza stagionale viene riportato anche in un rapporto di valutazione del rischio dello European Centre for Disease Prevention and Control del 25 settembre e nei documenti del WHO

Le ricerche epidemiologiche pubblicate in questi mesi utilizzando i dati della prima ondata pandemica negli States, come in Canada o in Australia e Nuova Zelanda, indicano chiaramente che c'è una percentuale significativa di soggetti sani (30%-40% secondo i dati del CDC americano) tra coloro che sviluppano complicanze. Nel documento conclusivo di un meeting organizzato a Washington dal WHO si è chiaramente evidenziato che "le persone con determinate condizioni cliniche di base, inclusa la gravidanza, sono noti per essere a maggior rischio, molti casi gravi si verificano in giovani precedentemente sani. In questi pazienti, i fattori predisponenti che aumentano il rischio di grave malattia non sono ancora stati compresi, anche se sono in corso ricerche." Hanno letto queste richerche al ministero?

Per tranquillizzare le persone, anziché ripetere che solo i soggetti con patologie croniche vanno incontro a complicanze, bisognerebbe spiegare in dettaglio quali sono gli strumenti con cui verranno fronteggiati negli ospedali i casi gravi che, questo va detto, sono una piccola percentuale dei contagiati, meno dell'1%, ma che rischiano, vista la diffusione del virus, di saturare i reparti di terapia intensiva. A questo proposito è decisivo, nei soggetti che sviluppano complicanze, che l'intervento medico sia tempestivo. Ma è importante che vada al pronto soccorso solo chi accusa problemi respiratori. Con febbre e tosse meglio ricorrere al medico di base e seguire le sue indicazioni.

A proposito di informazione, finalmente, Fazio ha annunciato che il dato sul numero di casi gravi e il numero delle vittime verrà reso noto per "esigenze di stampa". Il CDC americano pubblica settimanalmente tutti i dati sul numero di casi, ospedalizzazioni , decessi e relative caratteristiche epidemiologiche. Sul Guardian i dati inglesi sono accessibili e scaricabili sotto forma di foglio elettronico.  

Sull'ultimo rapporto dello European Centre for Disease Prevention and Control a fronte di 1494 casi ospedalizzati in Italia (il numero più alto a livello europeo), risultano 4 casi fatali (tra i più bassi). Forse finora siamo stati fortunati, complici anche le temperature abbastanza miti? In ogni caso è verosimile che nelle prossime settimane con l'arrivo della pioggia e del freddo i numeri si avvicinino a quelli degli altri paesi. E si vedrà anche se la strategia di vaccinare il 40% della popolazione si rivelerà oculata (in US per esempio il Joint Committee on Vaccination and Immunisation ha deciso di vaccinare in aggiunta alle categorie a rischio tutti coloro tra i 6 mesi e i 24 anni di età) nella gestione della pandemia che inevitabilmente diverrà un problema politico - sempre negli US qualcuno ne stanno già parlando come della Katrina di Obama.