lunedì 31 agosto 2009

Influenza suina: è utile la chiusura delle scuole?

Dopo il primo caso grave di influenza suina in Italia, anche qui si sta discutendo se ricorrere alla chiusura delle scuole come misura per rallentare la diffusione del virus, che come provvedimento è previsto anche dal piano pandemico nazionale.

E' una misura utile? In letteratura scientifica non c'è unanime consenso sull'efficacia di questa misura di contenimento e il dibattito su quando e come utilizzarla è sostanzialmente aperto. Un'interessante ricerca che ha analizzato i dati storici delle precedenti epidemie, condotta da alcuni ricercatori dell'Imperial College, è stata pubblicata sull'ultimo numero di Lancet Infectious Disease.

Se si guarda alla pandemia del 1957 in Francia e all'epidemia di influenza che ha colpito Hong Kong lo scorso anno, la chiusura delle scuole non ha avuto un effetto significativo nel rallentare il contagio. Tuttavia un'analisi sulla diffusione delle malattie influenzali basata sui dati raccolti da dottori francesi nel 1984 mostrerebbe che la chiusura delle scuole per lunghi periodi nel corso di una pandemia potrebbe prevenire fino a 1 caso su 7 e ridurre del 40% il numero dei contagiati nella settimana di picco dell'epidemia.

Bisogna però tenere conto che la chiusura delle scuole per periodi prolungati avrebbe un fortissimo impatto sociale ed economico, e la misura in cui riuscirebbe a contenere la diffusione dell'epidemia sarebbe comunque difficile da prevedere. Basti pensare a quei genitori che si troverebbero impossibilitati a lavorare per rimanere a casa a prendersi cura dei propri figli oppure che sarebbero costretti a lasciarli in custodia a qualcuno creando di fatto delle "piccole scuole alternative". Del resto, se anche i bambini non andassero a scuola difficilmente non verrebbero a contatto con i loro coetani o con altri adulti.

La ricerca conclude che la chiusura delle scuole può essere una misura utile in termini di contemimento della pandemia ma la sua reale efficacia dipende comunque da altri fattori: i tempi in cui il provvedimento viene adottato e quali altre strategie di contenimento, come la vaccinazione, sono adottate.

sabato 29 agosto 2009

Influenza suina: primo caso grave in Italia

Primo caso grave in Italia, ricoverato al San Gerardo di Monza. Naturalmente speriamo che si riprenda presto.

Per il momento si sa solo che il ragazzo ha 24 anni e rientra dunque nella fascia di età maggiormente a rischio secondo le statistiche del CDC: il rischio di contrarre l'infezione nella fascia di età 0-24 anni è almeno 4/5 volte superiore ai 25-49enni e 20 volte superiore agli over 65. Mentre le fasce di età 0-4 e 5-24 sono quelle a più alto rischio complicanze.

Osservando l'andamento dell'epidemia nell'emisfero australe, si ha qualche informazione in più sui casi gravi.

Le stastistiche di Australia e Nuova Zelanda dicono che meno dello 0.5% di chi ha contratto l'influenza ha avuto bisogno di un ricovero in ospedale. Tra questi, 1 su 10 è finito in unità di terapia intensiva e vi è rimasto fino a 3 settimane, occupando un letto che nel frattempo avrebbe potuto essere utilizzato da 15 pazienti operati al cuore di bypass. Inoltre per un decimo di questi è stato necessario ricorrere all'uso dell'ECMO - l'apparecchiatura utilizzata per mantenere la circolazione sanguigna negli interventi a cuore aperto e che tenendo cuore e polmoni a riposo favorisceil loro recupero funzionale - che però è limitato a pochi centri specializzati (come il San Gerardo di Monza).

Influenza suina: in preparazione alla seconda ondata

Nell'ultimo rapporto del WHO si ribadisce che non si tratta della solita influenza:

I soggetti a rischio rientrano nelle fasce di età dei più giovani ei casi più gravi riguardano adulti sotto i 50 anni , in netto contrasto con quanto accade nell'influenza di stagione in cui il 90% dei casi gravi e mortali riguarda over 65.

Quel che desta maggiore preoccupazione sono proprio le complicanze che possono insorgere anche in soggetti sani, cosa che raramente succede durante l'influenza di stagione. Nella maggior parte dei casi si guarisce in pochi giorni, eppure in alcuni soggetti il virus attacca i polmoni in maniera molto aggressiva da rendere necessario un ricovero nelle unità di terapia intensiva (ICU) dove possono rimanere attaccati ai respiratori per molti giorni, in condizioni molto gravi. Le statistiche di alcuni ospedali australiani riportano che il 15% dei soggetti che è stato ricoverato ha avuto bisogno di essere trattato in un'unità di terapia intensiva.

Sembra essere questo lo scenario a cui dovranno prepararsi i sistemi sanitari: la gestione della normale attività ospedaliera con l'emergenza suina che ridurrà i posti letto disponibili nelle unità di terapia intensiva.

In Europa, i piani per far fronte a questa seconda ondata non contemplano la chiusura delle scuole (ad eccezione della Gran Bretagna). Si punta su campagne informative sulle basilari misure igieniche di profilassi e sulla vaccinazione. Ovviamente si spera che il virus non muti. Si punta ad immunizzare il 30-40% della popolazione che come effetto indiretto dovrebbe rallentare la diffusione del contagio.

Giustamente ci preoccupiamo di quali sono i gruppi maggiormente a rischio, e si è letto ovunque che a rischio sono

-soggetti tra i 6 mesi e i 24 anni di età (in particolare i bambini sotto i 2 anni di età);

-soggetti tra i 25 e i 65 anni di età con problemi cronici di salute;

-donne incinte.

Forse perché non ci riguarda direttamente ma si dimentica di citare tra i nei gruppi a rischio ci sono le popolazioni indigene, gli Inuit in Canada, gli aborigeni australiani.

I motivi per cui questo avviene non sono ancora perfettamente spiegati ma possibili cause sono la bassa qualità della vita correlata anche alle condizioni di salute (un'alta prevalenza di asma, diabete, ipertensione). Tutto questo dovrebbe far concentrare l'attenzione verso i paesi del Terzo Mondo in cui milioni di persone soffrono condizioni deprivate ed hanno un difficile accesso alle risorse sanitarie. E il Terzo Mondo riporta al problema AIDS. Non sono sorprendentemente a rischio complicanze i soggetti HIV positivi se trattati con farmaci anti-retrovirali. Dei 33.2 milioni di contagiati, solo 4 milioni risultano trattati con terapie anti-retrovirali, a fine 2008, e la maggiorparte di essi non vivi nei paesi in via di sviluppo. E' proprio in questa porzione di globo che l'influenza suina potrebbe avere effetti devastanti.

 
 

giovedì 27 agosto 2009

Gundam

Era il robot impegnato nell'eterna lotta tra il bene e il male. Ma la vita è piena di sorprese e adesso è finito a fare da pronubo in un parco di Tokyo. Non sarebbe stato meglio se fosse rimasto nella nostra fantasia?

Link: http://shibuya246.com/2009/08/26/odaiba-gundam-wedding/

mercoledì 26 agosto 2009

A/H1N1: scenari e vaccinazioni

Secondo una ricerca coordinata da Alison P. Galvani della Yale School of Public Health il numero di casi diminuirebbe significativamente se il vaccino fosse somministrato subito a coloro attraverso cui il contagio passa più facilmente anziché a coloro che sono a più alto rischio complicanze. Un minor numero di casi comporterebbe una minore mortalità.

Le scuole sono i luoghi dove più facilmente si trasmettono i virus e alunni e loro genitori dovrebbero quindi essere le categorie da immunizzare. I risultati della ricerca sono in contro-tendenza rispetto alle raccomandazioni del CDC e Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP):

-soggetti tra i 6 mesi e i 24 anni di età

-soggetti tra i 25 e i 65 anni di età con problemi cronici di salute

-donne incinte.

Ma sembra che a rischio maggiore di complicanze siano anche i fumatori.

Quale la miglior scelta? Per il momento il monitoraggio nell'emisfero australe - che è un buon indicatore di quello che potrebbe aspettarci quest'inverno - la febbre suina ha fatto registrare, per fortuna, pochi casi mortali. I modelli prevedevano circa 6000 fatalità ma ne sono state registrate, per il momento, 121. Nella maggior parte dei casi si guarisce in pochi giorni, eppure - ed alcuni esperti parlano di paradosso dell'influenza suina - in alcuni soggetti il virus attacca i polmoni in maniera così virulenta da tenerli per giorni nelle unità di terapia intensiva (ICU) attaccati ai respiratori in condizioni molto gravi. Anche se non mancano le buone notizie, come un farmaco sperimentale – il Relenza in forma liquida ( o IV-zanamivir, pg. 72) sviluppato non per l'influenza suina – che ha salvato la vita a un 20-enne asmatico in condizioni molto critiche.

Sembra quindi essere questo lo scenario a cui dovranno prepararsi i sistemi sanitari: la gestione della normale attività ospedaliera con l'emergenza suina che ridurrà i posti letto disponibili nelle ICU. Ed è probabile che nei prossimi mesi negli States, insieme alla riforma sanitaria su cui Obama tentenna, si discuterà molto anche su un sistema che privilegiando i ricavi taglia molti posti letto.

 
 

Vaccinazioni

Intanto il vaccino sarà disponibile da noi a metà novembre e sarà interessante vedere se i medici di famiglia saranno riluttanti, come gli inglesi (un 30% dice che rifiuterà il vaccino e un altro 30% è incerto), a farsi immunizzare. Negli US c'è una vera e propria battaglia culturale sulle vaccinazioni, tanto che il CDC sta tentando di coinvolgere i cittadini in una discussione pubblica sulla vaccinazione di massa. Ed anche un sondaggio dell'Università di Hong Kong ha evidenziato che nella metropoli, che pure è stata l'epicentro dell'emergenza SARS, tra gli operatori sanitari c'è molta diffidenza.

 
 

I numeri del President's Council of Advisors on Science and Technology

Un report del President's Council of Advisors on Science and Technology ha proposto uno scenario di come potrebbe evolvere la pandemia: circa il 50% degli americani contagiati, dei quali un numero tra i 60 e i 120 milioni con sintomi influenzali, 1.8 milioni di ricoveri ospedalieri con 30.000-90.000 decessi.

Questi numeri derivano da alcune assunzioni: (i) una rapida trasmissione del virus da persona a persona (più rapida rispetto all'influenza di stagione); (ii) un tasso di mortalità pari a quello dell'influenza stagionale.

Eppure, il tasso di mortalià dell'influenza suina è minore, di molto, rispetto a quello dell'influenza di stagione. Questo sembrerebbe uno scenario che sa di preparsi al peggio sperando nel meglio.

Ma c'è una ragione che forse spiega la paura dell'influenza suina. Le vittime dell'influenza di stagione sono normalmente gli anziani (più del 90% dei casi mortali avviene tra gli over 65) mentre la febbre suina colpisce in misura maggiore i giovani. Le statistiche del CDC dicono che l'83% dei casi mortali è avvenuto nella fascia di età 5-64 anni; il rischio nella fascia di età 0-24 anni è almeno 4 volte superiore ai 25-49enni e 20 volte superiore agli over 65. Allora se anziché contare il numero di decessi si guarda agli anni di vita persi, le cose cambiano.

martedì 25 agosto 2009

Il pozzo del diavolo

Di Filippo Testa

Fu nell'autunno del 1968 che Manson cominciò a fissarsi con la storia dell'Abisso. Riteneva che potesse trattarsi di un'immensa metropoli sotterranea nella quale sarebbe potuto andare a stabilirsi con la famiglia, sottraendosi alla dissoluzione della cultura madre: "Trovai nel deserto una voragine che va a finire in un fiume che verso nord scompare sotto terra. Chiamai questa voragine 'il pozzo senza fondo', poiché dove mai potrebbe portare un fiume sotterraneo che scorre verso nord? Ci si potrebbe calare addirittura una barca. Allora ho coperto la voragine, mascherandola con degli sterpi. L'ho chiamata... Il Pozzo del Diavolo.

Ed Sanders La Famiglia di Charles Manson 1971

domenica 23 agosto 2009

Rimbalza il clandestino

Se avete un profilo su Facebook fino a ieri poteva capitare che qualcuno vi girasse un giochino. Magari ci pensavate due volte prima di aprirlo non per la ragione che poteva essere l'ennesima trovata perditempo ma perché conteneva (la pagina su facebook ora non c'è più)/contiene un morbo. Questo morbo si chiama odio razziale e i nostri nonni e bisnonni ne sono rimasti infetti 70 anni fa. Quel giochino lo alimenta.

Si chiama Rimbalza il clandestino, il copyright è della Lega, ed ha come obiettivo di gioco quello di respingere i barconi degli immigrati facendoli sparire a colpi di click; "rimbalza", ipocriticamente, anziché "uccidi" - dopotutto i leghisti sono sempre italiani brava gente, anche se brava gente non lo siamo affatto e se è la memoria che ci inganna i fatti della storia non mentono.

Il messaggio dietro questo gioco è chiaro: deumanizza gli immigrati, si fa beffa delle loro sofferenze, annulla la dignità di queste persone la cui unica colpa è di affrontare viaggi terribili, peggiori di quelli a cui si arrischiavano gli emigranti italiani di inizio secolo, per venire da noi e salvare le loro famiglie dalla miseria o cercare un'opportunità per loro stessi.

Non dico che si debba accogliere tutti, l'immigrazione illegale è un problema enorme che va regolamentato. Ma lo si deve fare in modo chiaro, con parole chiare ed azioni politiche condivise e responsabili, non nascondendosi dietro un videogame per idioti che esalta lo sport del fare sparire dalla nostra vista i più deboli.

L'abbiamo visto con i cori ai meridionali, quelli della Lega si divertono ad ogni costo e con ogni mezzo. Ma quando un gioco ha a che fare con un problema come l'immigrazione, con tutte le tragedie che si porta dietro, i suoi ideatori diventano eticamente responsabili della rappresentazione che ne fanno. E siamo sicuri che, per il fatto che sia un gioco soltanto, chi ci si diverte debba sentirsi sollevato da una responsabilità morale solo perché le sue azioni non hanno consequenzenel mondo reale?

Il rapporto annuale di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Italia è impietoso: le aggressioni di cui i rom sono stati vittime senza ricevere protezione da parte delle autorità, la politica di respingimento di migranti bisognosi di rifugio politico - nel nostro paese si sta creando un ambiente ostile ai cittadini non italiani. Le dichiarazioni di molti politici sono funzionali a tutto ciò. Agire sugli istinti, infiammare gli animi non aiuta ad affrontare il problema ma soltanto a peggiorare le cose.

sabato 22 agosto 2009

Il giorno del delfino

di Filippo Testa

- Pàaaa.... Pàaaa...

- Non voltarti... continua ad andare avanti.

da Il giorno del delfino (Mike Nichols, 1973)

venerdì 21 agosto 2009

Il paradosso dell'influenza suina

Un interessante articolo su Bloomberg su quello che gli esperti hanno ribattezzato il paradosso dell'influenza suina.

Nell'emisfero sud, in piena stagione influenzale, la febbre suina ha fatto registrare, per fortuna, pochi casi mortali, una frazione di quelli attribuiti ogni anno all'influenza che conosciamo. I modelli prevedevano circa 6000 fatalità ma ne sono state registrate, per il momento, 121. Nella maggior parte dei casi si guarisce in pochi giorni.

Eppure questi numeri confortanti mascherano una situazione preoccupante. A Christchurch, in Nuova Zelanda nel più grande ospedale dell'Isola del Sud, hanno dovuto cancellare operazioni già programmate perché la struttura non era più in grado di far fronte all'emergenza. Letti disponibili esauriti, personale sanitario ridotto. Nello scorso week-end un quarto dei posti letto nelle unità di terapia intensiva degli ospedali dell'Australia occidentale erano occupati da persone con l'influenza suina che necessitava dei ventilatori per respirare.

Ancora una volta il virus A/H1N1 sembra aver confuso le carte in tavola. Nelle unità di terapia intensiva, i ricoverati hanno un'età tra i 20 e i 50 anni con un'età media di 40 anni, la febbre suina sembra più virulenta dell'influenza di stagione, ma al di fuori degli ospedali si presenta in maniera piuttosto blanda. Un paradosso interessante.

Lo stesso Michael Osterholm, il direttore del CDC di Minneapolis, ha ammesso che quest'autunno l'arrivo della suina sarà una grossa sfida per i sistemi sanitari. E anche al WHO sono preoccupati per la rapida diffusione del virus nei prossimi mesi dove in molti paesi si prevede un raddoppio del numero dei casi ogni 3-4 giorni prima che la curva epidemica raggiunga il picco.

giovedì 20 agosto 2009

Barbecue sull'Hudson

New Jersey's Teterboro Airport . Due minuti dopo aver autorizzato un piccolo piper al decollo, si attaccò al telefono per parlare con lei che stava nell'ufficio operativo e iniziò a scherzare su come fare al barbecue il gatto che aveva scovato in aeroporto.

- Abbiamo gas nel grill? Fai fuoco sotto il gatto.

- Ooh disgustoso...

Qualche secondo ancora e il piper si scontrò con un elicottero in volo turistico sopra l'Hudson.

mercoledì 19 agosto 2009

Influenza suina: vaccino e Tamiflu

Vaccino

Il WHO ha fatto sapere che entro settembre il vaccino contro l'influenza suina sarà disponibile, grazie alle procedure d'urgenza messe a punto in questi anni dalle varie agenzie del farmaco. Intanto un report della Sinovac (l'azienda farmaceutica cinese produttrice del vaccino) che riporta i risultati delle prime sperimentazioni cliniche e fa sapere che il vaccino è sicuro ed efficare de una sola vaccinazione senza la necessità di richiami dovrebbe essere sufficiente - non vengono però forniti dettagli sulla dose e l'aggiunta o meno di adiuvanti.

Tra i primi ad essere vaccinati dovrebbe essere il personale sanitario. Sicuri che medici e paramedici vorranno farsi vaccinare? John Crippen, medico di famiglia del sistema sanitario inglese, scrive sul suo blog (NHS Blog Doctor) che non ha intenzione di vaccinarsi e non è l'unico dottore a pensarla così:"if the government is surprised at the number of nurses who will not have the immunisation, just wait to see what happens when they offer it to doctors. " Del resto c'è stata molta fretta nel preparare il vaccino la cui efficacia però è incerta. Finora l'influenza suina si è presentata in forma piuttosto blanda. Se il virus dovesse mutare in una forma più virulenta il vaccino non servirebbe comunque. Ma, nota Crippen, questo (in UK) è anno di elezioni e il governo deve mostrarsi attivo.

Ad avanzare dubbi sulla reale efficacia del vaccino è anche uno scienziato canadese, Arthur Schafer, medico esperto di bioetica secondo il quale i dati relativi ai primi clinical trials forniscono informazioni soltanto sul corretto dosaggio e sulle reazioni immediate alla vaccinazione. I dati relativi alla sicurezza del vaccino nel lungo periodo non saranno ancora disponibili quando il programma di vaccinazione partirà in autunno. Del resto in una massiccia campagna di vaccinazione saranno inevitabili eventi avversi che i clinical trials non sono in grado di evidenziare.

E sempre sul fronte vaccino, Philip Alcabes, prof. di sanità pubblica alla City University di New York e autore del bel libro Dread, nel suo blog riporta le voci della strada nella Grande Mela secondo cui, ma non ci sono ancora conferme, il Department of Health and Mental Hygiene di New York City starebbe pensando di rendere obbligatoria la vaccinazione per il personale sanitario. Anche per Alcabes "it isn't clear that mandatory immunization orders would add any public health value to the current situation".

Tamiflu

L'altro argomento tirato in ballo dal dr. Crippen è il Tamiflu:"I have not yet prescribed Tamiflu and, frankly, I rather doubt I will."

Per i soggetti non ad alto rischio (sono particolarmente a rischio le donne incinte e chi ha preesistenti problemi respiratori) sarebbe meglio l'aspirina del Tamiflu.

Un gruppo di consulenti indipendenti incaricati dal Department of Health britannico aveva già informato il governo inglese chemettere a disposizione di tutti il Tamiflu avrebbe potuto aiutare il virus a sviluppare una forma di resistenza all'antivirale. Nonostante questo, il servizio nazionale contro la pandemia di influenza attraverso il quale si fpuò fare richiesta del Tamiflu, ha distribuito 511.000 dosi e alcuni esperti chiedono che la distribuzione dell'antivirale venga regolamentata. Ma questo è un anno di elezioni... e dietro la decisione di consentire la libera vendita del Tamiflu potrebbero esserci delle pressioni politiche e il timore che i cittadini britannici non tollerino affatto di non poter accedere alle scorte del farmaco.

martedì 18 agosto 2009

The Zombie Mafia

An outbreak of zombies infecting humans is likely to be disastrous, unless extremely aggressive tactics are employed against the undead.

E' la conclusione di un paper pubblicato su Infectious Disease Modelling Research Progress da un gruppo di matematici canadesi che hanno descritto, utilizzando un classico modello epidemiologico di diffusione di malattie infettive, attacco di zombie, derivando le assunzioni "biologiche" necessarie dalla letteratura cinematografica.

Sono stati considerati diversi scenari:

(i) un modello base di diffusione degli zombie;

(ii) un modello con l'introduzione di un periodo di zombificazione, nel quale gli umani sono infettati ma non sono ancora zombie e non propagano il contagio;

(iii) un modello in cui vengono considerati gli effetti di una possibile cura insieme all'isolamento dei contagiati.

La conclusione non è consolatoria: un focolaio di infezione zombie sarebbe disastroso e porterebbe al collasso della nostra società, destinati come saremmo tutti noi a diventare a nostra volta zombie. Un intervento deciso che imponesse la quarantena potrebbe contenere l'epidemia e una cura aggressiva potrebbe garantire la salvezza degli umani e la coesistenza con gli zombie. D'altronde i film ce l'hanno insegnato che il modo migliore per contenere il prolificare degli zombie è colpire duro il prima possibile.

Il paper - che contiene anche il codice in Matlab dei modelli utilizzati - è una divertente applicazione della matematica, divertente fintanto che gli zombie rimangono dentro le nostre zucche. Ma è davvero una situazione solo cinematografica?

Gli zombie sono qualcosa che non ha vita propria, sono tenuti in piedi da un incessante flusso di soldi che servono da propaganda nelle arene politiche, nella pubblica amministrazione, nel marketing, nei mass media. Per persuadere e modellare l'opinione pubblica. Le infiltrazioni mafiose nell'economia del nostro paese, per esempio... lo sperimentiamo leggendo i giornali che:" An outbreak of zombies infecting humans is likely to be disastrous, unless extremely aggressive tactics are employed against the undead."

La ricerca in Italia 2

Con un lavoro a scadenza ti resta sempre il dubbio su cosa farai dopo, quando la borsa, l'assegno il co.co.co saranno finiti. Il rinnovo dipende da un insieme imponderabile di fattori che spesso non hanno a che vedere con i risultati ottenuti. L'unica certezza sono i conti da pagare nel quotidiano reale, e al mio amico M sta andando così

- Adesso che il tuo assegno (di ricerca) è finito cosa fai?

La prende con filosofia M.

- Nei prossimi mesi darò una mano a un amico in cucina come aiuto cuoco. Poi si vedrà. Magari imparo un mestiere.

Intanto P è in partenza per la Germania

La ricerca in Italia I

La ricerca in Italia

"Il tumore al cervello si può battere"
Due italiani trovano gene anticancro

Antonio Iavarone e Anna Lasorella lavorano a New York: individuata la proteina chiave nello sviluppo delle staminali e coinvolta nei tumori.  

Qualcuno ha anche avuto da ridire per come Rita Clementi se ne andata sbattendo la porta. Non è stata l'unica. Ecco un'altra storia direttamente dal sistema ricerca Italia. 

[Antonio Iavarone e Anna Lasorella] Nel 2000 hanno lasciato l'Italia per gli Stati Uniti, in polemica con il sistema nepotista dell'università, che non permetteva loro di sviluppare adeguatamente le loro ricerche sui tumori al cervello dei bambini.

"Il primario di oncologia, il professor Renato Mastrangelo, ha cominciato a renderci la vita impossibile - raccontava nel 2000 Iavarone - Ci imponeva di inserire il nome del figlio nelle nostre pubblicazioni scientifiche. Ci impediva di scegliere i collaboratori. Non lasciava spazio alla nostra autonomia di ricerca. Per alcuni anni abbiamo piegato la testa. Poi, un giorno, all'inizio del '99, abbiamo denunciato tutto". E a quel punto, anche sulla scia di una denuncia per diffamazione effettuata dal professor Mastrangelo ("Abbiamo vinto la causa", dice Iavarone) ai due coniugi ricercatori non è rimasta che la via del volontario esilio.

 
 

Storie di ordinaria pandemia

E' vacanza anche per l'A/H1N1? Basta dare un'occhiata a Google Health Swine Flu per farsi un'idea della copertura mediatica che viene riservata alla nuova pandemia. Molte storie, molte notizie da tutto il mondo. Forse perché, e sono parole di Albert Camus, "per dire semplicemente quello che s'impara in mezzo ai flagelli: che ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare"? Forse perché queste occasioni sono lenti speciali attraverso cui osservare il nostro tempo.

Ci sono paesi dove quasi non se ne parla dell'influenza suina, come il nostro; altri, come la Gran Bretagna, in cui nelle settimane scorse, spesso è mancato il senso delle proporzioni. L'agenzia di stampa cinese Xinhua sta facendo una grosso lavoro raccontando cosa succede in ogni parte del mondo...tranne che in Cina. L'India sembra aver dimenticato tutti gli altri suoi problemi, riportando i dettagli di ogni singolo caso e dimenticando che nel traffico di Mumbai o Delhi muoiono ogni giorno più persone di quante finora a causa dell'influenza suina.

In ogni paese ci sono storie di ordinaria pandemia. A New York la famiglia della prima vittima americana sta facendo causa alla città per 40 milioni di dollari. Rabbini e mistici della Kabbala pregano su un aereo che sorvola il cielo di Israele perché l'influenza svanisca. In India, maestri yoga e santoni delle medicine alternative sono sicuri di poter prenire e curare la nuova influenza. In Vietnam, i pazienti in quarantena sono liberi di uscire dall'ospedale e andare al cafè o a comprare un film in DVD.

Gli esperti pubblicano molto sulle riviste specialistiche ma non si vedono o non si sentono quasi mai nei media ; spesso è sul web che si possono trovare analisi informate della situazione. Nei paesi latino-americani, non appena i casi iniziano a diminuire come in Argentina dopo il picco delle settimane scorse c'è voglia di dimenticare tutto e ci si getta sul calcio, gli scandali, il gossip, la cronaca nera. Più ava

giovedì 13 agosto 2009

Il Mago e le illusioni

di Filippo Testa

Mi fece una grande impressione quando lessi "Il Mago" di John Fowles (sì... lo stesso de "La donna del tenente francese") negli anni '70... una storia... un viaggio nell'ignoto su un'isoletta greca (Spetsai). Poi quel libro, come un'illusione si volatilizzò... preso da nostalgia l'ho cercato in biblioteca trovandolo solo in lingua originale (The Magus) -lentamente procedo, pagina dopo pagina.

C'era una volta un giovane principe che credeva in tutte le cose tranne tre. Non credeva nelle principesse, non credeva nelle isole, non credeva in Dio. Il re suo padre gli diceva che queste cose non esistono. Siccome nei domini paterni non vi erano né principesse né isole né alcun segno di Dio, il principe credeva al padre. Ma un bel giorno il principe lasciò il palazzo reale e giunse al paese

vicino. Quivi, con sua grande meraviglia, da ogni punto della costa vide delle isole e, su queste isole, strane e inquietanti creature cui non si arrischiò di dare un nome. Stava cercando un battello, quando lungo la spiaggia gli si avvicinò un uomo in abito da sera, di gran gala.

"Sono vere isole, quelle?", chiese il giovane principe.

"Certo, sono vere isole", rispose l'uomo in abito da sera.

"E quelle strane e inquietanti creature?".

"Sono tutte genuine ed autentiche principesse".

"Ma allora anche Dio deve esistere!", gridò il principe.

"Sono io Dio", rispose l'uomo in abito da sera con un inchino.

Il giovane principe tornò a casa al più presto.

"Eccoti dunque di ritorno", disse il re suo padre.

"Ho visto le isole, ho visto le principesse, ho visto Dio", disse il principe in tono di rimprovero:

Il re rimase impassibile.

"Non esistono né vere isole né vere principesse né un vero Dio".

"Ma è ciò che ho visto!"

"Dimmi com'era vestito Dio".

"Dio era in abito da sera, di gala".

"Portava le maniche della giacca rimboccate?"

Il principe ricordava che erano rimboccate. Il re rise.

"E' la divisa del mago. Sei stato ingannato". A queste parole

il principe tornò nel paese vicino e si recò sulla stessa spiaggia

dove s'imbatté nell'uomo in abito da sera.

"Il re mio padre mi ha detto chi sei" disse indignato.

"L'altra volta mi hai ingannato, ma non mi ingannerai ancora. Ora so che quelle non sono vere isole né vere principesse, perché tu sei un mago".

L'uomo della spiaggia sorise.

"Sei tu che t'inganni ragazzo mio. Nel regno di tuo padre vi sono molte isole e molte principesse. Ma tu sei sotto l'incantesimo di tuo padre e non le puoi vedere".

Il principe tornò a casa pensieroso: Quando vide il padre, lo fissò negli occhi.

"Padre, è vero che tu non sei un vero re ma un mago?"

Il re sorrise e si rimboccò le maniche.

"Sì, figlio mio, sono solo un mago".

"Allora l'uomo della spiaggia era Dio".

"L'uomo della spiaggia era un altro mago".

"Devo sapere la verità, la verità dietro la magia".

"Non vi è alcuna verità, dietro la magia", disse il re.

Il principe era in preda alla tristezza. Disse: " Mi ucciderò".

Il re, per magia fece comparire la morte. Dalla porta la morte fece un cenno al principe. Il principe rabbrividì. Ricordò le isole belle ma irreali e le belle ma irreali principesse" "

Va bene", disse, "riesco a sopportarlo".

"Vedi, figlio mio", disse il re, "adesso anche tu stai diventando un mago.

da Il Mago di John Fowles 1966

mercoledì 12 agosto 2009

Ritorno

di Filippo Testa

Quando sogniamo di sognare, siamo prossimi a destarci.

Novalis (1772-1801) Frammenti

martedì 11 agosto 2009

Faccia a faccia con Phineas Gage



Jack e Berverly ce l'avevano in casa da 30 anni quel vecchio dagherrotipo. Era uno dei pezzi favoriti della loro collezione. Avevano immaginato che quella figura imponente fosse un baleniere con in mano l'arpione con cui aveva lottato contro Moby Dick e perso un occhio.

Nel 2007 misero online su flickr quelle vecchie fotografie e se non l'avessero fatto non saremmo qui a raccontare questa storia. Nel dicembre del 2008, un anonimo visitatore lasciò un breve commento:"Forse avete una foto di Phineas Gage. Se così fosse sarebbe l'unica di cui si abbia conoscenza."

Jack e Beverly erano eccitati all'idea di scoprire la vera storia del loro baleniere. Ma chi era Phineas Gage? Google, google... Phineas Gage... Venivano fuori pagine e pagine su Phineas Gage!

La storia del ritrovamento casuale del dagherrotipo, e le conferme ottenute confrontando l'immagine con i resti di Phineas conservati al Warren Anatomical Museum della Harvard Medical School sono raccontati in un articolo pubblicato sul Journal of the History of the Neurosciences.

Ah, sì. Chi era Phineas Gage? Phineas è uno dei soggetti più famosi nella storia delle neuroscienze. Il suo caso fa parte degli annali della moderna neuropsichiatria.

Non era un baleniere. Era un operaio di 25 anni che lavorava alla costruzione della linea ferroviaria Burlington-Rutland nel Vermont quando ebbe uno straordinario incidente. Stava inserendo una sbarra di ferro di 1 metro e 10 cmdi lunghezza e 3 cm di diametro in un foro riempito con polvere esplosiva, quando una scintilla provocò la detonazione. Il ferrò schizzò dritto nel suo cranio: entrò sotto la mascella sinistra e uscì dalla parte superiore della testa; fu ritrovato a 30 metri dal luogo dell'incidente.

Pochi minuti dopo che il suo cranio era stato trapassato dalla sbarra di ferro Phineas eracosciente e in grado di camminare. Fu accompagnato a casa e curato dal medico locale che fissò alcuni frammenti del cranio e chiuse la ferita più grande con delle bende. La vera sorpresa non fu come Phineas sopravvisse mantenendo il pieno possesso della ragione a quel pauroso incidente, ma come la sua personalità risultò radicalmente cambiata. La moglie, gli amici, i suoi datori di lavoro non lo riconoscevano più. Era divenuto umorale, gran bestemmiatore, inaffidabile, insofferente a tutti. "Non è più lui". Il danno alla corteccia frontale, oggi lo si sa anche grazie a Phineas Gage, aveva determinato la perdita completa delle inibizioni sociali.

Gli anni della sua seconda vita, gli 11 anni che trascorse dopo l'incidente, prima di morire nel 1860 a San Francisco per una crisi epilettica, sono entrati nel folklore. Si dice abbia viaggiato, che sia stato per un periodo di tempo una delle curiosità esposte al circo Barnum di New York. Di certo si sa che poco prima di morire lavorò come autista nel New Hampshire. Ma di come cambiò ulteriormente la sua personalità, di questo non si sa nulla.


The incredible case of Phineas Gage

lunedì 10 agosto 2009

Detroit, la città fantasma

No, non è una casa abbandonata nell'esodo agostano. Questa è Detroit - la città fantasma.

Animal research

Guardate questo topolino dai lunghi baffi e lo sguardo impaurito delle cavie negli stabulari. Quindici minuti dopo essere stato paralizzato - anestetizzato e con un peso lasciato cadere sulla sua schiena - un gruppo di ricercatori dello University of Rochester Medical Center (New York) gli ha iniettato un colorante, il Brilliant Blue G. Dopo alcune settimane ha iniziato a muovere qualche incerto passo, ma non camminare. Sei settimane dopo l'inizio dell'esperimento, è stato ucciso e sezionato, per verificare lo stato della sua spina dorsale ed accertare gli effetti collaterali del Brilliant Blue G. Forse questa sostanza in futuro potrà essere utilizzata per trattare i traumi alla spina dorsale. Molto più probabilmente il sacrificio di questo topolino è stato un'inutile crudeltà.

Anche se i topi condividono con noi il 90% del patrimonio genetico, ci sono molti problemi nel trasferire agli uomini i risultati di sperimentazioni in cui hanno fatto da cavia. Innanzitutto le dosi: quando si vuole dimostrare l'efficacia di un trattamento nelle cavie si usano dosi superiori a quella tollerabile, che comporta un livello di tossicità accettabile, negli uomini. Qualunque cosa venga scoperta in test fatti su animali deve essere riscoperta nelle persone.

Nel 2006, uno studio di Daniel Hackman, della University of Toronto, pubblicato sul Journal of the American Medica Association (JAMA), faceva il punto della situazione sulla significatività pratica dei risultati di esperimenti condotti su animali. Su 76 studi pubblicati tra il 1980 e il 2000, solo 28 sono stati replicati con successo in clinical trials su volontari umani; 14 sono stati contraddetti e 34 sono rimasti non testati.

Un esempio clamoroso lo abbiamo avuto in queste settimane, quando su Nature sono stati pubblicati i risultati di una ricerca sul virus A/H1N1 condotto su furetti e scimmie che mostra come il nuovo virus si differenzia da quelli dell'influenza stagionale per la sua capacità di replicarsi nel tratto inferiore dell'apparato respiratorio. C'era davvero bisogno di questo studio condotto su animali, quando è attualmente in corso il più grande clinical trial su umani che si potesse immaginare? E quanto attendibili sono i risultati quando non si sta osservando negli uomini la stessa virulenza? Lo stesso Hackman discute le sue evidenze dicendo che bisogna essere cauti nell'estrapolare agli esseri umani i risultati ottenuti in modelli animali.

Ancora più disturbanti e difficili da giustificare sono gli esperimenti fatti sulle scimmie che sappiamo essere animali intelligenti e dotati di socialità. Sono in molti ad affermare che gli stessi risultati in campo biomedico si potrebbero ottenere con metodi alternativi, se fossero finanziati in egual misura.

L'abuso degli animali è un tutt'uno con il mancato rispetto dei diritti umani, la nostra naturale propensione a sfruttare chi è più debole. Ma per quanto ancora possiamo tollerare un sistema costruito su uno sfruttamento così rigido e abietto di tutti quegli esseri che consideriamo specie inferiori?

domenica 9 agosto 2009

sabato 8 agosto 2009

Webnotes: effective web research

Ho scoperto Webnotes ed è strepitoso. Si può annotare ed evidenziare pagine web, salvare in cartelle per argomenti, compilare un report della ricerca e utilizzare le opzioni di sharing nel caso di lavori a 4 o più mani. C'è anche la versione pro con la quale si possono commentare ed evidenziare i pdf. Io non ho soldi da spendere allora carico i pdf in google docs e procedo con la versione free. Una meraviglia.

L'ultimo esame

di Filippo Testa

Contro NN non c'è accusa di un vivente

Contro NN non c'è accusa di un morto

Contro NN non c'è accusa di un'oca

Contro NN non c'è accusa di una mucca

formula dalle Piramidi di Unas fino a Pepi II (V e VI dinastia 2300 a.C.)

foto : alba su Mercurio

venerdì 7 agosto 2009

The sexy job in the next 10 years will be...

La risposta è oggi sul New York Times. Ma l'intervista è di qualche mese fa e l'avevamo già notata qui.

giovedì 6 agosto 2009

All'ombra di Little Boy

Una notte di 8 anni fa, a Watertown, Massachussetts, un uomo stava portando il suo cane a fare una passeggiata. Davanti a una casa intravide un mucchio di rifiuti: vecchi materassi, scatole, lampade rotte. In mezzo a tutta quella roba la sua attenzione fu catturata da una valigetta malridotta; la prese, la aprì e fu sorpreso di scoprire che era piena di fotografie in bianco e nero. Fu ancora più stupito quando vide che erano scatti di case devastate, ponti distrutti, travi contorte - fotografie di una città annientata. Chiuse in fretta la valigia e tornò a casa portandosela via.

Seduto al tavolo della cucina, continuava a guardare quelle fotografie per cercare conferma ai suoi sospetti. Stava guardando qualcosa che nessuno aveva mai visto: gli effetti della prima bomba atomica. Stava osservando Hiroshima.

Inizia così un articolo pubblicato a novembre dello scorso anno (2008) su Design Observer. Oltre all'articolo completo è possibile vedere una slideshow di 100 delle 701 fotografie ritrovare.

mercoledì 5 agosto 2009

A/H1N1: mutazione resistente al Tamiflu e la guerra del vaccino

I primi casi di resistenza al Tamiflu si sono avuti in Giappone e Danimarca, qualche settimana fa. Poi se ne sono registrati altri negli Stati Uniti, in Canada ed a Hong Kong. Non sono casi inaspettati, dai dati delle sperimentazioni cliniche lo 0.5% dei trattati mostra resistenza. Ieri però la Pan American Health Organization ha dichiarato che una mutazione del virus A/H1N1 resistente al Tamiflu è stata identificata in alcuni casi a El Paso e McAllen (in Texas), sul confine US-Messico. Molto probabilmente il ceppo resistente è emerso a causa di un abuso dell'antivirale (in Messico si può acquistare senza prescrizione medica e prendere per curare un raffreddore).

Naturalmente però si continua a parlare di vaccino. Janet Napolitano, il segretario di stato americano per la sicurezza interna, ha dichiarato che il vaccino non sarà disponibile per tutti, per lo meno durante le prime fasi della stagione influenzale, e verranno stabilite delle priorità sulla base delle quali procedere alle vaccinazioni.

In questi anni, le agenzie dei farmaci hanno preparato delle procedure per un'approvazione rapida dei vaccini pandemici - nel caso di uno scenario da incubo di una pandemia causa dal virus dell'influenza aviaria. Il virus A/H1N1, che si diffonde molto rapidamente ma finora non si è dimostrato particolarmente virulento, ha colto tutti di sorpresa. Vale la pena correre il rischio di sommistrare un vaccino non completamente testato quando nella maggior parte dei casi il decorso della malattia, anche se non è da prendere sotto gamba, è simile all'influenza di stagione?

In questo senso l'esperimento più interessante lo sta conducendo il CDC che sembra voler sapere cosa ne pensa la gente a proposito di una massiccia campagna di vaccinazione e che per questo ha programmato 10 incontri in 10 diversi stati degli US (Colorado, Nebraska, Alabama, California, Indiana, Texas, Pennsylvania, Massachusetts, Washington e New York) per una discussione pubblica.

E' un buon uso delle risorse? Il CDC ha già un programma o l'opinione generale del pubblico verrà davvero presa in considerazione? Negli US dove l'idea che il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia causi l'autismo è piuttosto popolare e sono in molti a non credere nell'utilità dei vaccini, sarà interessante vedere cosa ne verrà fuori.

UPDATE: Un rapporto del CIDRAP (Center for Infectious Disease Research and Policy) ridimensiona l'allarme dei casi di influenza suina resistenti all'oseltamivir (Tamiflu). La storia pubblicata dall'Agence France-Presse pare abbia mal riportato le dichiarazioni di un funzionario del PAHO.

martedì 4 agosto 2009

Finché c'è tempo

Certo che bisogna saperne che fare del proprio tempo.

Il New York Times ha sul suo sito un bel grafico interattivo (dell'American Time Use Survey) in cui ora per ora è possibile sapere cosa fa un americano medio. Alle 4 e 20 del mattino il 92% degli americani dorme. Dormire, mangiare, guardare la televisione, spostarsi da un posto all'altro sono le attività più comuni. Ma la distribuzione del tempo dedicata a queste attività cambia nella giornata a seconda dell'età, del grado di istruzione, se si lavora o si è disoccupati.

Poi c'è sempre un 1-2% costante di americani che in un'ora qualunque tra le 6 del mattino e le 10 di sera non è grado di dire quel che stava facendo.